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Il puzzle Moro: il nuovo libro di Giovanni Fasanella

Firenze – La “Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro”, istituita nel maggio 2014, ha chiuso i propri lavori, sotto la presidenza dell’on. Fioroni (PD), con una relazione (trasmessa ai presidenti dei due rami del Parlamento nel dicembre 2017), le cui conclusioni sono lapidarie quanto sconcertanti.

Dopo 256 escussioni di ex brigatisti, esponenti delle forze dell’ordine e delle istituzioni, e i risultati di nuove indagini (riportate in 2.250 documenti, per un totale di 700.000 pagine), e dopo una rivisitazione degli atti delle due precedenti Commissioni Moro, della Commissione P2, della Commissione Stragi e della Commissione Mitrokhin (sulle attività dello spionaggio sovietico in Italia), si è arrivati ad affermare nientemeno che «emerge il fatto che la ricostruzione storico-politica e giudiziaria di uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana è ancora fortemente condizionata da una “verità” affermatasi tra gli anni ’80 e i primi anni ’90, che ha poi trovato un parziale accoglimento in sede giudiziaria.

Una “verità” fortemente legata alle interazioni tra le culture politiche all’epoca prevalenti e ad una diffusa volontà di voltare rapidamente pagina rispetto alla stagione del terrorismo. Ciò, peraltro, risulta di palmare evidenza dalle pagine dedicate in questa relazione all’analisi del percorso dissociativo di Valerio Morucci e Adriana Faranda e alla influenza che questo esercitò sui giudicati penali». La “verità”, smontata pezzo per pezzo dalla Commissione, è quella della storia delle Brigate Rosse e della sua attività culminata nel sequestro di Moro (16 marzo 1978) e nella sua uccisione (9 maggio 1978) come una «storia italiana», mentre per la Commissione «il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro non appaiono affatto come una pagina puramente interna dell’eversione di sinistra, ma acquisiscono una rilevante dimensione internazionale».

Nella relazione conclusiva la Commissione chiarisce come il suo scopo prioritario non sia stato quello di ricostruire lo scenario internazionale di questo momento cruciale della storia italiana del secondo Novecento, che pure emerge chiaramente dalle indagini svolte, bensì quello di approfondire alcuni aspetti essenziali di quanto accadde sul piano investigativo e politico durante quei 55 giorni.

Le novità emerse rispetto alle «fonti dimenticate o occultate» sono numerose e sorprendenti. Basta citare solo l’individuazione di due palazzine in via Massimi 91, a un chilometro da via Fani a Roma, dove si compì la strage della scorta e il sequestro di Moro: un luogo dove questi sarebbe stato trasferito subito, e non come è stato sempre detto, a via Montalcini; un luogo su cui era stata già posta l’attenzione durante i giorni delle sequestro, e sul quale aveva voluto richiamare, invano, la curiosità Licio Gelli in una intervista del 2011, ma trasmessa da La7 solo nel dicembre 2015. Quelle palazzine, proprietà dello IOR, notoriamente la banca vaticana all’epoca diretta da Paul Marcinkus, erano state costruite da un’impresa, La Prato Verde, amministrata da Luigi Mennini, padre di Antonio, il sacerdote che avrebbe visitato e confessato il presidente della DC durante la sua permanenza nella «prigione del popolo» (circostanza però negata dallo stesso sacerdote).

Dunque in quelle palazzine vi abitavano monsignor Vannozzi e il cardinale Ottaviani (entrambi legati alle correnti più ortodosse del Vaticano), erano frequentate assiduamente da Marcinkus, e vari prelati vi si trattenevano per scopi, si dice, non prettamente spirituali. Vi aveva sede la Trumpane Company, società americana fornitrice di «servizi vari», in sostanza armamenti e logistica militare e attività d’intelligence. Era stata fondata da John J. Tumpane, cavaliere dell’Ordine di san Gregorio (solo 70 membri in tutto il mondo), ma anche presidente della Society of the Holy Name, un’organizzazione legata ai domenicani di cui era la guida il padre belga Félix Morlion, a sua volta assieme all’Abbé Pierre, protettore di Corrado Simioni e dell’Hyperion, vale a dire di un personaggio chiave e del relativo centro parigino, considerato la sede di coordinamento internazionale dei gruppi terroristici, comprese le Brigate Rosse.

Vi abitava anche Omar Yahahia, un libico che lavorava sia per i servizi segreti di Ghedaffi sia per quelli americani. E poi la giornalista tedesca Birgit Kraatz, militante dell’organizzazione dell’Autonomia tedesca, e «compagna di Franco Piperno», uno dei fondatori di Potere operaio. Infine, ormai il lettore non avrà più nulla di cui stupirsi, nell’autunno dell’anno 1978 in uno degli appartamenti di via Massimi 91 si nascose Prospero Gallinari, il «carceriere di Moro»: il brigatista era stato ospitato da una donna e un uomo, che sono stati identificati dalla commissione, ma i cui nomi sono stati secretati. Si apprende comunque che furono Valerio Morucci e Adriana Faranda a chiedere a quella coppia di accogliere nella loro casa il loro compagno. Ovviamente ci si può domandare come mai anche quella coppia abitasse proprio lì, e perché – a distanza di quarant’anni – questa nuova informazione debba essere coperta da un segreto decretato dal Parlamento (siamo ancora una volta in presenza di un altro mistero dell’affaire Moro, espressione di Leonardo Sciascia, come se si trattasse di un romanzo poliziesco a puntate).

Nel suo nuovo libro Il puzzle Moro (Chiarelettere, 2018, pp. 361, euro 17,60), Giovanni Fasanella analizza tutti i nuovi dettagli dell’affaire scaturiti dai lavori dell’ultima Commissione parlamentare (come, appunto, la questione di via Massimi) e da altre ricerche giudiziarie, ma li colloca in un contesto storico e geopolitico che, per scelta dichiarata, non era stata affrontato da tale organismo istituzionale.

A questa ricostruzione Fasanella (agli inizi della sua carriera cronista della redazione de «l’Unità» a Torino negli anni di piombo, e poi a Roma, in seguito giornalista di «Panorama») ha dedicato quattro decenni di lavoro costellati da numerosi articoli, ma anche da notissimi libri ciascuno dei quali ha costituito un tassello per comporre quel puzzle: ricordiamo solo i libri scritti con l’ex senatore Giovanni Pellegrino, presidente della Commissione Stragi (Segreto di stato. La verità da Gladio a Moro, 2000; La guerra civile, 2005), con l’ex brigatista Alberto Franceschini (Che cosa sono le Brigate Rosse, 2004), con Maria Josè Cereghino, (Il Golpe Inglese, 2005), con Sabina Rossa (Guido Rossa, mio padre, 2006), col magistrato Rosario Priore (Intrigo internazionale, 2010), con Giuseppe Rocca (La storia di Igor Markevic, 2014).

L’originalità del libro di Fasanella sta proprio nel riesame dei risultati di queste sue ricerche decennali che riguardano la storia d’Italia dalla seconda metà degli anni ’40 fino al 1978. Si parte dalla Conferenza di Jalta del 1945 e il Trattato di Parigi del 1947, quando le potenze vincitrici della guerra appena finita assoggettarono l’Italia a un quadro politico-economico subordinato ai loro interessi, e si prosegue lungo un percorso accidentato (l’attentato mortale a Enrico Mattei nel 1962, il «Piano Solo» del 1969, il golpe Borghese del 1969-70, ecc.) orientato – a dir poco – da forze internazionali, in primis la Gran Bretagna, che temevano la crescente autonomia politico-economica del nostro paese, quale si stava delineando con la politica di Moro sia in Italia che nel Mediterraneo.

Mentre, allo stesso tempo, la ricerca di una nuova identità del Partito comunista italiana, secondo il disegno di Enrico Berlinguer, al di fuori dell’orbita sovietica, si presentava come un modello pericoloso per l’egemonia dell’Unione Sovietica nei confronti dei paesi del patto di Varsavia. Non era tanto la dimensione interna, a livello italiano, del compromesso storico o di un governo di unità nazionale ciò che preoccupava le potenze dell’Est e dell’Ovest, quanto le ripercussioni su vari aspetti fondamentali dei patti stipulati trent’anni prima, con una precisa e netta divisione delle aree geografiche di controllo politico-economico.

Nelle trame politico-diplomatiche internazionali (a prova delle quali Fasanella presenta numerosi documentati recentemente desecretati dagli archivi inglesi e americani), e sintetizzate nel documento top secret approvato da una commissione britannica del 6 maggio 1976 sulla situazione italiana (per la cui soluzione si scriveva: «Azione a sostegno di un colpo di stato o di una diversa azione sovversiva»), si insinuano e si intrecciano i movimenti interni, neri e rossi, le cui origini risalgono agli anni della Resistenza e della guerra civile.

La Gladio anticomunista, la P2, la criminalità organizzata, i nuclei di ex partigiani (alcuni dei quali addestrati in Cecoslovacchia) pronti ad armarsi e a combattere in nome della Resistenza tradita, i gruppi della sinistra extraparlamentare nella loro complessa evoluzione dagli anni ’60 al 1978, e infine le Brigate Rosse, prima e seconda generazione: non c’è un componente di queste organizzazioni la cui storia personale e politica non s’interconnetta con altri personaggi appartenenti a orientamenti diversi e inaspettati.

La lista dei nomi e l’elenco delle loro vicende sono troppo lunghi e solo leggendo con attenzione il libro di Fasanella si può avere un’idea di questa rete inquietante. Si ha l’impressione che fra qualche decennio questi nomi e queste vicende legate all’omicidio di Moro (ad esempio, chi gli sparò: Moretti, Gallinari o Giustino De Vuono? quest’ultimo un elemento presente a via Fani, ora individuato dalla Commissione, un ex soldato della Legione straniera e non di certo un brigatista), sì tutto questo finirà per essere dimenticato (nonostante i libri di memorie o pseudomemorie che ognuno di questi personaggi ha scritto, ritenendosi illusoriamente protagonista della Storia).

Rimarranno i tratti essenziali, distintivi della prima Repubblica, tra questi, forse quello centrale, il naufragio (il 9 maggio 1978) del progetto di una nazione autonoma sul piano politico, economico, sociale e culturale, un evento dal quale il paese non si è più rialzato. Con il respiro di sollievo di tutti i potenti di ieri e di oggi, conclude Fasanella.

 

 
 

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