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Il tuo destino scritto su una tavoletta

Firenze – “E che gli uomini duravano quanto la libellula che per un giorno sbatte le ali sopra le acque dell’Eufrate”.

Nella sua tenda a Dilmun è Utnapishtim che parla. Nel suo lungo racconto svela a Sindbad, il Marinaio approdato sull’isola, la verità della vita e della morte degli uomini.  Utnapishtim, il sempre vivo, protetto da Ea, è prescelto dagli dèi per guidare il battello cubico con uomini e animali durante il Diluvio, voluto dall’estro sconsiderato di Enlil. Siamo in un tempo lontano, nella culla della civiltà mesopotamica, quando gli dèi imperavano su tutto. Alcuni dèi vivevano nel Grande alto, altri nel Profondo o negli inferi da cui, chi vi entrava non poteva tornare indietro. Furono gli dèi a plasmare gli uomini con argilla e sangue di un dio.

Gli Anunnaki avevano sempre lo stesso cruccio: sbarazzarsi di ogni peso. E l’unico modo per compiacerli era creare esseri fatti di ossa e sangue, che le sostituissero nelle fatiche. E il sangue doveva appartenere a un dio”.

Insieme alle storie della nascita degli uomini si intrecciano i lunghi racconti sulle divinità e le loro azioni nel libro di Roberto CalassoLa Tavoletta dei destiniAdelphi Edizioni, 2020.

Utnapishtim è il solo che può ricordarle. “Un tempo tutti conoscevano queste storie. Le variavano, sovrapponevano, combinavano, isolavano. E le incidevano su tavolette di argilla. Poi le tavolette finirono sepolte sotto la sabbia e i detriti. Erano migliaia e migliaia. Alla fine rimasi io solo a conoscere quelle storie. … Nulla di ciò che racconto è inventato. Tutto è accaduto . O almeno è stato inciso su tavolette d’argilla”.

Il racconto è lungo e preciso. Sono tanti gli dèi che partecipano all’evoluzione del mondo, Ishtar, Ea,Tiamat, Dumuzi, Marduk, Humbaba, e negli inferi Ereshkigal. Ogni divinità svolge delle azioni e annoda la sua attività a quelle degli altri coinvolgendo anche le città mitiche, Uruk e Babilonia.

Utnapishtim, re di Shuruppak, ricorda l’incontro di Gilgamesh e delle sue numerose gesta eroiche, ma anche del profondo dolore per la perdita del suo amico Enkidu.

Infine la Tavoletta dei Destini l’elemento fondamentale, su cui non è scritta la storia ma il destino. Prima che Marduk la strappasse dal petto di Kingu, sposo di Tiamat, progenitrice del Cosmo, la Tavoletta apparteneva a Enlil, re degli dèi.

Come vivevano gli Anunnaki, quando ancora non possedevano la Tavoletta dei Destini? Non dominavano l’ordine. … I destini erano un ordine che in qualche modo sfuggiva agli dèi, in un modo che nessuno di loro ha voluto o potuto chiarire”.

Così dunque: “ Meglio vivere imprigionati dal destino che abbandonato alle turbolenze del caso. Che era il vero male non nominato, il terrore ultimo, per gli uomini come per gli dèi”.

Roberto Calasso è nato a Firenze ma vive a Milano. È presidente e consigliere delegato della casa editrice Adelphi. Altri suoi libri prima di “La tavoletta dei destini” sono: La rovina di Kasch, Le nozze di Cadmo e Armonia, Ka, K., Il rosa Tiepolo, La Folie Baudelaire, L’ardore, Il Cacciatore Celeste, L’innominabile attuale, Il libro di tutti i libri.

 

 

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