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Il vero pellegrino e le vie alla ricerca di se stesso

Firenze – Chi era il pellegrino medievale che andava alla ricerca di Dio e finiva per trovare se stesso?  Un passo dopo l’altro, chiese, monasteri, reliquie, angoli di pace  scoprono il cuore di terre devote  tra aneddoti e curiosità. Il libro di Arianna Valentino “Le vie dei pellegrini” splendidamente illustrato  ripercorre le vie della fede di ieri e di oggi.  Oltre alla Francigena,  I cammini dell’Agnolo del Gargano.  l’Assisiana, il cammino dell apostolo Tommaso, quello della rosa (di S.Agostino) quello di S.Benedetto e vari altri ancora  per restare a quelli italiani. Ma il libro parla anche  con corredo di mappe disegni e foto di cammini europei  come i vari percorsi storici  per Compostela o la via Micaelica che inizia a Mont Saint Michel e il  percorso di Sigerico fino a Canterbury. Abbiamo chiesto all’autrice  quali sono le motivazioni e le caratteristiche di questo libro

Oggi c’è un  rinnovato interesse per le vie pellegrine.  Il via lo ha dato il cammino di Santiago. Ma ce ne sono molti altri in Italia.

In Italia fa più “figo” parlare di Compostela che di vie Francigene o Romee. Vuoi mettere attaccare allo zaino la cicciuta capasanta a pettine di Venere dell’Adriatico (l’oceano, ovviamente) rispetto a un ciondolo con le chiavi di san Pietro o all’immagine del Velo della Veronica (i simboli del pellegrinaggio a Roma)? Altra roba… Questo però è un vecchio problema che ha molto a che fare con la malsana mania tutta italiana per tutto ciò che sta all’estero e le vie pellegrine non fanno eccezione. Certo, la tomba di san Giacomo a Compostela è una delle tre mete maggiori, insieme a Roma e Gerusalemme, che, tra periodi d’oro e opachi, dal Medioevo a oggi vanta un’affluenza straordinaria in saecula saeculorum, come direbbero i latinisti. Ma attenzione: ci sono molti tracciati –anche ridisegnati di recente su antiche vie di devozione – legati a figure che ci stanno guidando a rivedere il nostro concetto di “viaggio”. Le storie di san Benedetto da Norcia, san Francesco d’Assisi, dell’apostolo Tommaso (quello del dito!), di sant’Agostino, o sant’Ignazio di Loyola (fondatore dei Gesuiti)… sono leggibili come in un libro per chi ha voglia di mettere un piede davanti all’altro senza allontanarsi troppo da casa (solo il Cammino Ignaziano non è in Italia, ma in Spagna).

Che tipo di viaggio è un pellegrinaggio a piedi?

E’ molto più di un viaggio ed è un pellegrinaggio potenziato, al cubo. Nel viaggio si stacca, si va via. Lungo una via pellegrina invece si macinano chilometri da mane a sera come si faceva nel Medioevo, l’epoca del boom di questo fenomeno. Per questo si tratta di un’esperienza molto diversa dalla gita mordi e fuggi in santuari e città che viene spesso indicata con lo stesso nome. In soldoni si va su una via pellegrina – costellata di sacre soste –  per tornare al meglio: dove il rumore del mondo arriva come un brusio lontano, tra fonti sorgive, costati rocciosi ed eremi isolati si assiste imbelli alla morte del cellulare e dopo il panico iniziale subentra la voglia di riprendersi l’indipendenza, anche dalla tecnologia. E quanto a scorci, terrazze panoramiche, paesini rubati ai presepi, boschi ovattati… e centri che  custodiscono come scrigni, in santuari, monasteri e conventi lo spirito di uomini straordinari prima che di santi credo che l’Italia abbia davvero poco da imparare e ancora molto da dire….

Perché il pellegrino  si mette in cammino?

Per quanto mi riguarda quando ho imbracciato lo zaino per la prima volta mentre mi davo da sola della “cogliona” (per noi toscani di scoglio è quasi un complimento)mi ponevo lo stesso quesito più o meno con questo tono: ma chi me lo fa fare? Bèh, è proprio questo il bello. Non c’è una risposta. Ognuno ha la sua. Nel Medioevo –a cui è dedicata tutta la prima parte del libro- si partiva principalmente per due motivi. Per chiedere una grazia, la famosa devotionis causa  o per ottenere il perdono. A volte era pure un tribunale a comminare una via pellegrina come pena (coi cosiddetti pellegrinaggi giudiziari). Avendo guardato in faccia chi si mette in cammino e affronta le gobbe dell’appennino a volte con un’incoscienza lodevole, posso solo dire che ci s’imbatte in piercing, tatuaggi e in facce segnate da ragnatele di rughe con la stessa facilità. La differenza la fa il famoso punto di rottura. Il pellegrino è un semplice cercatore d’ “oro” (di pace e serenità). Non a caso si parla di souvenirs spirituali….

Dove alloggia, dove mangia, in genere?

Un dì era più facile. All’inizio il pellegrino era un penitente che viaggiava con la bisaccia aperta. Per dare e per ricevere. I più erano “pitocchi” (cioè elemosinavano pasti, quindi sapevano di non poter scegliere) e si rimettevano alle accoglienze religiose. Poi tutto cambiò con la rinascita delle città e l’arrivo delle ospitalità a pagamento e lì anche il gusto del pellegrino si fece più fino… Oggi è un argomento su cui m’infervoro molto. Finché a scegliere un lungo pellegrinaggio a piedi (ricordiamo che per parlare di cammini o vie pellegrine bisogna mettere in conto centinaia di chilometri) eravamo quattro gatti tutto andava bene. Nel senso: nessuno si curava di “noi” a parte le accoglienze a offerta di parrocchie attigue a chiesine sbrecciate in cima a cocuzzoli, dove spesso venivano ad aprire preti con la giacca consunta ma la dialettica che ti bucava la crosta… Poi, vuoi la crisi, vuoi la noia della movida, il mondo s’è accorto della vacanza a chilometro zero, ha riscoperto l’incanto dei luoghi di pace vicino all’uscio, dei corsi di erbe e cucina nei conventi, monasteri… e a poco a poco qualcuno s’è imbirbito e ha spacciato per spirituali alcuni percorsi  punteggiati di accoglienze “laiche” non sempre a buon mercato. Intendiamoci: ognuno è libero di fare quel che vuole. Ma legare, tanto per fare un esempio, il nome di san Francesco, il poverello d’Assisi, al ristorante dell’amico o all’albergo di zia facendo in modo che il sentiero passi proprio di lì e non consenta alternative, lo trovo davvero di cattivo gusto. Credo che chi fa questo tipo di viaggio debba avere sempre una  prima scelta più“spartana”. Quella che ancora si trova in conventi, monasteri, case d’accoglienza e ospitalità che garantiscono l’originalità del cammino… Dove si può mangiare ancora come un dì. Dall’orto nel piatto senza intingoli, per dirla in gergo pellegrino.

Quali sono le mete?

Bèh io ho cercato di ricostruire un tracciato per soste clou delle antiche vie per Compostela, con tanto di aneddoti e curiosità. Stessa logica per la Francigena originale di Sigerico (l’arcivescovo che ce l’ha tramandata all’incontrario da Roma a Canterbury) mentre per l’antichissima via Micaelica- chiamata anche Francigena del Sud – ho seguito i solchi che la pietà popolare scavò attorno al Gargano. I cammini moderni più battuti sono riassunti in cartine e schematizzati per informazioni essenziali. Il Cammino d’Assisi  originale termina alla basilica con la tomba di san Francesco dove si ritira l’Assisiana, quello dell’apostolo Tommaso a Ortona, quello di san Benedetto all’abbazia di Montecassino, il cammino di sant’Agostino è una “rosa” stilizzata che affonda le radici in Africa, l’antica via Lauretana arriva a Loreto (nel santuario della santa casa di Maria)….

Chi è Arianna Valentino ?

Me lo chiedo ogni sera davanti allo specchio. Sono una giornalista che scrive da sempre in cronaca locale. E’ come un tic e quando arriva, sale, non c’è verso. Ho iniziato come addetto stampa, accumulando varie esperienze in enti pubblici e privati, per poi finire pure a Bruxelles in un’organizzazione internazionale con radici in Italia. Nata a Cecina, laureata in Scienze Politiche, specializzata in Scienze Internazionali e diplomatiche preferisco parlare di ciò che amo/so fare che di quello che sono sulla carta. Arianna è una donna di quasi 40 anni che sogna ancora come una bambina. Convinta che ogni cammino- anche il più ostico- inizi sempre con un piccolo passo…

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