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“In viaggio con Martina”: un’estate su un’isola incantata

Firenze –Ho sempre apprezzato, nei libri di Vincenza Fanizza, la capacità di impastare la scrittura con la vita e l’estrema libertà di connessione tra i dati dell’esperienza privata  e i grandi temi oggetto della riflessione comune. Così nel racconto di una vacanza all’Isola d’Elba con Martina, otto anni, si parla anche della natura o della storia.

Un’avventura nata da una promessa fatta e mantenuta: “Questa estate ti porto su un’isola”, che si realizza nell’ esplorazione metodica  di un territorio carico di memorie e di grande bellezza. Sarebbe addirittura possibile usare  “In viaggio con Martina” come giuda tascabile dell’Isola d’Elba con tanto di consigli sul modo di visitarla e trarne il massimo godimento. Eppure, se non ci  fossero precise indicazioni di luoghi,  si potrebbe anche credere di essere in un racconto fantastico alla scoperta di un’isola misteriosa. Contribuisce a questa  possibilità di lettura la struttura, certamente influenzata dall’attenzione costante di Vincenza Fanizza per il cinema, come spettatrice e come giornalista.

Infatti la vicenda si struttura per sequenze molto “visive” su due linee temporali alternate. Il presente dell’estate stabilisce la durata in un luogo complessivamente unitario e circoscritto come un lembo di anima o di Eden, C’è poi una serie di flashback cronologici che ripercorrono, per episodi, la vita  della bambina dalla nascita all’ottavo compleanno festeggiato nell’isola.  Il tutto chiuso non da uno scioglimento ma da un “prequel” che ci fornisce alcune chiavi interpretative di quello che abbiamo appena letto. E’ la storia della “scatola di latta”, il racconto finale, una sorpresa per il lettore.

Lo spazio esplorato è quello di un’isola non molto grande ed è quindi limitato ma sembra aumentare di capitolo in capitolo. Anche perché il limite è quello del mare che non chiude, semmai amplia le possibilità del viaggio alludendo costantemente ad altre immensità fuori dall’orizzonte ottico ma non da quello mentale. Il mare, inoltre, è sempre molto presente e importante nella scrittura dell’autrice che lo tratta come un personaggio di cui occuparsi sempre con premura registrando i suoi cambiamenti di colore e di umore. All’Elba sicura risorsa di felicità per le due viaggiatrici.

Alla natura sono dedicate rapidissime descrizioni, molto efficaci ed autosufficienti, come gli haiku giapponesi  o i frammenti lirici dei greci antichi.

Intanto l’autrice non dimentica di fornirci informazioni sui luoghi che le due viaggiatrici esplorano, prevalentemente incantati. Si tratta, però, di un incanto che ha solide radici, il lavoro degli uomini che hanno scavato miniere e trasportato granito dai tempi degli antichi romani o quello più recente di chi ha piantato ulivi e vigne dalle alture centrali sino al mare. Quando informa, l’autrice usa spesso termini scientificamente esatti, ad esempio parla dei cristalli di ortoclasio e chiama le stelle cadenti meteoriti, nomi che, certo, Martina imparerà facilmente. E già! Quando si afferma che ai bambini si addice la favola e solo ai giovani la conoscenza scientifica   si commette un errore o si è vittime di un falso pedagogico.

Quindi Martina segue volentieri Vincenza nel suo cercare tracce di storia nelle stradine ombrose e tra i filari. Allora bene i fenici, bene Napoleone.  Però quando in una sola pagina Vincenza cita (e si suppone ne parli alla bimba) Telemaco Signorini, Adolfo Coppedè, Pilade del Buono, Wiston Churchill, Greta Garbo e Giorgio De Chirico, Martina, che nel frattempo ha mangiato due gelati, dice sottovoce “Domani però andiamo al mare”.

Le due viaggiatrici hanno pari voce in capitolo nelle scelte e nell’espressione dei desideri. Mentre lo spazio di Martina per le relazioni esterne alla coppia, è sicuramente più amplio di quello che Vincenza si concede. Ci sono le amiche incontrate e ci sono i giochi, ci sono gli abiti degli adulti con cui le piccole ”fanno teatro” e c’è il piacere dell’incontro imprevisto e anche il dispiacere della separazione. Le  giornate  di Vincenza sono  più lunghe e offrono  esperienze esclusive, specie all’alba

Ho sentito cantare gli usignoli. Una cascata di note. Bellissima. Il canto degli usignoli è un torrente di suoni che scivolano ora veloci, ora lenti, ora si placano, è un concerto molto speciale, Martina dormiva.

Stamane mi sono svegliata presto. L’alba illuminava il cielo di un bellissimo colore, tra il rosa e il rosso, ho aperto la finestra e ho visto nel mio giardino un capriolo che correva nel prato…il capriolo girellava tranquillo ma poi è scappato via.

Così il tempo della vacanza scorre rapido verso l’autunno e la città dove già piove.  Le viaggiatrici portano con sé il ricordo dell’isola come un dono prezioso. Quando partiranno di muovo?

Aspettiamo altri, sorprendenti, resoconti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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