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La preistoria è donna, ma non lo sapeva nessuno

Firenze – La storia dell’evoluzione umana è sempre stata considerata da una prospettiva maschile. Partendo da questo assunto basato su dei fatti incontestabili, come l’approccio adottato da antropologi e archeologi, la ricerca plasmata su un tipo di concetti che riflettono il nostro moderno pensiero, la francese Marylène Patou-Mathis, ribalta questa ipotesi con il suo libro “La preistoria è donna. Una storia dell’invisibilità delle donne”, 2021, tradotto in Italia da Giunti Editore.

Le donne non sono né inferiori né subordinate per “natura”, come hanno voluto farci credere per tanto tempo. A causa di questa convinzione per secoli gli uomini si sono arrogati il controllo della sessualità femminile e hanno assegnato alle donne un posto nella società limitato alla sfera domestica. Hanno tratto la giustificazione di tali comportamenti nei testi sacri, religiosi e scientifici… Tutti scritti da uomini”.

Con una documentazione ricca di esempi e di elaborazioni scientifiche l’autrice ricostruisce gli arbori della storia umana con una visione completamente diversa. Analizzando tutto il materiale a disposizione  Marylène Patou-Mathis conclude che non ci sono prove decisive sui ruoli. La caccia, i dipinti, le armi non erano appannaggio degli uomini e preclusi alle donne. Come pensare ai figli, alla cura della grotta non era esclusiva femminile.

Le ricerche filosofiche, storiche, antropologiche e sociologiche degli ultimi decenni hanno mostrato che le percezioni biologiche del maschile e del femminile non sono immutabili né universali”.

La ricostruzione ottocentesca delle origini dell’uomo è forgiata su un modello che imita la famiglia del tempo caratterizzata da ruoli precisi e definiti dalla società occidentale. La preistoria dei primi studiosi riflette come uno specchio la società in cui erano immersi. Negli ultimi tempi, una reinterpretazione nuova basata su un approfondimento di reperti, su nuove tecnologie e una diversa impostazione scientifica insieme a scoperte fossili importanti hanno permesso di affrontare il tema dei ruoli in modo differente. Le donne non erano così sottomesse e probabilmente disegnavano e dipingevano, affrontavano le fiere insieme agli uomini, erano parte delle spedizioni e contribuivano a vari livelli con le loro attività.

Se per secoli società e culture hanno costretto le donne ad adattarsi al modello riduttivo del ruolo che era loro assegnato, è ormai tempo di pensare a una complementarietà tra i sessi e non a un predominio dell’uno sull’altro. Il patriarcato dev’essere sostituito da un altro sistema, che rimane da costruire insieme”.

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