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La Spagnola, la pandemia che cambiò il mondo

Firenze – Conoscere la storia e l’evoluzione di un evento pandemico distante da noi cento anni può avere un significato proprio mentre si sta affrontando una nuova influenza di una portata mortale simile?

1918 L’influenza spagnola La pandemia che cambiò il mondo”, il lavoro di Laura Spinney, pubblicato nel 2017 e riproposto da Marsilio nella collana Universale economica Feltrinelli, nel 2019, con la sua visione storica, scientifica e giornalistica è probabilmente uno dei libri che ha il pregio di raccontare, spostando le lancette del tempo, quello che stiamo vivendo in questo momento.

Certo i fatti storici dei primi anni del Novecento, come la grande guerra, hanno appannato il ricordo dell’epidemia influenzale che, in un conteggio finale più preciso, ha fatto più vittime dei due conflitti mondiali messi insieme. Per contestualizzare sullo sfondo del periodo storico la pandemia influenzale del 1918 ha comportato un lungo tempo di studio, analisi e approfondimento.

Laura Spinney affronta l’argomento a 360 gradi, ricostruendo l’ambiente storico, culturale e scientifico, prima che accadesse, durante e dopo, con il suo bagaglio di problemi sociali ed economici. Anche i provvedimenti assunti dalle istituzioni, come l’isolamento e l’uso delle mascherine, e le reazioni delle persone comuni di quel tempo impressionano per la somiglianza a ciò che accade intorno a noi per il covid-19.

Cento anni fa la scienza era ancora impegnata nella comprensione sui metodi di trasmissione del virus. Quello dell’influenza fu scoperto solo nel 1943, ma gli studi sulle caratteristiche specifiche della spagnola hanno impegnato gli scienziati per anni per ricostruirne interamente la struttura.

Con un numero impressionante di dati e di casi umani, anche attraverso frammenti di vita di personaggi noti nel campo letterario e artistico, non solo medico, il libro diventa un prezioso documento per ricostruire e comprendere il percorso di una pandemia influenzale. Con l’avvertimento, a conclusione di una strutturata analisi, che un’altra pandemia è inevitabile.

Secondo la relazione pubblicata nel 2016 dalla  Commission on Creating a Global Health Risk Framework for the Future, un gruppo di esperti convocati dalla US National Academy of Medicine, – c’è il 20% di probabilità che nei prossimi cento anni si verifichino quattro o più pandemie, e un’elevata probabilità che almeno una sia di influenza”.

La penna avvincente di Laura Spinney analizza tutto ciò che riguarda la spagnola. Dal nome. Perché “influenza spagnola”, se, certamente non ebbe inizio in Spagna, ma come si presuppone, il virus penetrò con la sua presenza nell’uomo, attraverso il salto di specie, forse in Cina, negli Stati Uniti o in Francia? L’origine della spagnola sembra sia stata generata da virus esistenti da sempre nell’apparato digerente degli uccelli selvatici, anatre acquatiche in questo caso, che complici i maiali hanno invaso il corpo umano con un ceppo virale particolarmente virulento che ha acquisito l’abilità di tramettersi facilmente da uomo a uomo.

Con una felice scrittura sono considerati anche i rimedi e le cure a cui la gente si aggrappava per sopravvivere, e come la malattia era distribuita sul globo terrestre, con descrizioni accurate del tasso di mortalità fra le varie popolazioni e le differenze fra le grandi città e le terre più estreme.

Infine quale fu l’impatto e la connessione sullo scenario del primo conflitto mondiale. L’autrice dimostra una grande serietà nell’affrontare un argomento che è quanto mai attuale.

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