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L’assassinio di Germanico: un cold case risolto duemila anni dopo

Firenze – Valoroso condottiero ma anche abile diplomatico, accorto politico, raffinato intellettuale, Germanico Giulio Cesare, nipote dell’Imperatore Tiberio e suo successore designato era anche un uomo affabile e mite, doti abbastanza rare in un’aristocrazia dove prevalevano alterigia e intrighi. Per di più aveva come moglie la bellissima e colta Agrippina, ultima diretta discendente di Augusto e di Giulio Cesare. Non c’ è dunque da stupirsi se fosse amato, addirittura idolatrato dalla gente, non solo a Roma ma anche nelle province.

Questo irritava il sospettoso imperatore che -sebbene Germanico non avesse mai fatto nulla per prendere il potere – sentiva minacciato il suo trono. Tiberio volle staccare il nipote dalle sue fedelissime legioni del Reno e lo mandò in Oriente. Dato il suo grado, Germanico divenne la massima autorità in quell’area e ciò lo pose spesso in contrasto con il governatore della Siria Pisone.

Così, come sottolinea il recente libro di Stephen Dando Collins (L’assassinio di Germanico . Trame e misteri alla corte dei Cesari , Giunti 2018) quando nell’anno 19 d.c. dopo un banchetto, Germanico si ammalò, accusò Pisone e la moglie Plancina di averlo avvelenato. A Roma ci furono grandi manifestazioni di dolore che divennero di giubilo quando si sparse la notizia che Germanico si era ristabilito. Ma poco dopo ci fu una ricaduta che lo portò alla morte.

Subito si pensò a Pisone che fu richiamato a Roma. Ma la voce popolare indicava come mandante lo stesso imperatore Tiberio o forse sua madre Livia che notoriamente odiava il prestigio della giovane coppia.

Nel fare questo quadro lo scrittore e studioso australiano Stephen Dando Collins aggiunge anche un quinto sospettabile: l’astuto prefetto del Pretorio Seiano che ambiva segretamente a sedersi sul trono e ,comunque, intendeva far svolgere a Tiberio una politica più autoritaria ma trovava sempre l’opposizione di Germanico.

Dopo aver parlato delle pubbliche espressioni di cordoglio e di sincero dolore in tutta Roma , con l’unica eccezione dell’imperatore che non partecipò alle esequie (imitato solo da Livia)   e che proibì un prolungarsi del lutto nei giorni successivi, Stephen Dando Collins racconta con suggestivo gusto cinematografico il processo a Pisone. Descrive l’aula del Senato, l’atteggiamento dei Patres conscripti, il solenne discorso dell’imperatore, le arringhe di accusa e difesa… quindi un provvidenziale suicidio con un’arma più adatta a un omicidio .

Poi, l’autore cerca la soluzione dell’enigma attraverso traumatici avvenimenti successivi che riguardarono la famiglia di Germanico

Lo storico-detective Collins non trascura nessun indizio, riesamina le prove, verifica l’attendibilità delle testimonianze, discolpa i falsi colpevoli. La sua indagine va avanti in mezzo a una serie incredibile di delitti politici (avvelenamenti, morti violente , falsi suicidi) di congiure, che portarono all’uccisione di quattro imperatori e di una decina di membri della famiglia imperiale tra i quali tutti gli eredi al trono,  fino alla fine della dinastia giulio.claudia.

Poi , mettendo insieme una serie di indizi, di sospetti e deduzioni, il libro approda a un clamoroso colpo di scena e a una conclusione sconcertante individuando come assassino di Germanico una figura insospettabile che paradossalmente “cadrà vittima della sua stessa trama criminale”.

 

 

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