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Le vite degli altri, aspettando l’arrivo di un treno

Firenze – Ci sono storie che hanno il potere di aprire delle porte alla vita con tutte le sue sfumature. Matteo Bussola racconta alcune di queste storie nel suo libro “Il tempo di tornare a casa”, Einaudi Stile libero big.

Perdere un treno e ritrovarsi in paziente attesa del prossimo in una stazione di provincia. Da questa premessa inizia il viaggio nelle storie degli altri. Un piccolo mondo rappresentato da gente che parte e che torna, fili di esistenze che solo per qualche momento si incontrano nel breve spazio di tempo di un treno senza condividere sogni, speranze, dolori, pensieri. Ci pensa l’autore, mentre aspetta il suo treno, a tessere una storia per ognuno di quei passanti. Da alcuni piccoli dettagli, un volto, una telefonata, una risata egli crea esistenze di umanità con il loro bagaglio, spesso indecifrabile, di situazioni.

Io credo che le storie servano a scaldarci quando il vento è troppo freddo, a farci sentire meno soli, a sapere che tutti, a prescindere dal treno, condividiamo lo stesso viaggio. Servono a permetterci di  incrociare sguardi diversi dal nostro. Occhi consumati dalla paura, corrosi dall’ansia, stremati dalla fretta, illuminati dal fuoco di una nascente possibilità. A veder sfilare passi rapidi e altri più lenti, alcuni indecisi e altri più convinti, come in una danza in cui ciascuno cerca la propria misura”.

Ogni rappresentazione è un quadro di un’enorme capolavoro dipinto nelle vicende umane. Così la donna persa nella sua routine quotidiana senza affetti si rifugia nella sala di attesa della stazione per sfuggire a un destino ormai logoro e senza sogni possibili. Chi per amore ha delle visioni. Un coniglio bianco che rappresenta lo specchio di un sentimento consunto in una coppia introduce il dramma della consuetudine e permette un epilogo felice. Due sedicenni scoprono, attraverso la ribellione, la libertà, mentre i loro genitori trovano una corrispondenza nuova con i loro figli. Primi amori che nascono e fioriscono, altri che non avranno mai una speranza, altri che lo perderanno inesorabilmente per una malattia. Tante facce di una realtà umana compiuta celata in poche frasi, in un regalo o una tazzina di caffè.

Mentre l’uomo con un cappello giallo e un buffo zainetto da scolaretta attende il treno che lo porterà a casa.

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