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“Leonardo: morte per un ritratto”

Firenze –  L’autore, Gregori Grgic, di origini fiorentine, divide la sua attività intellettuale tra lo yachts design, le pubblicazioni su riviste del settore e la scrittura di romanzi, per lo più gialli e noir.

Per quanto riguarda  “Leonardo: morte per un ritratto” (2016, Mohicani Edizioni, Palermo), è sicuramente difficile restringere la definizione unicamente a questi due ambiti. Morte per un ritratto è, infatti, una narrazione che abbraccia al suo interno scenari diversi, tra cui l’arte e la storia.

Lo scrittore stesso, nell’introduzione, ammette che la sua è una narrazione per lo più fantasiosa basata pe-rò, su fatti, personaggi e opere storiche. Nel fare ciò, Grgic invita il lettore ad approfondire lui stesso quali siano i fatti realmente accaduti dopo la morte di Leonardo da Vinci.

Il racconto sottopone il lettore ad una continua dislocazione temporale attraverso i secoli. Questi flashback repentini permettono all’autore di ripercorrere i fatti riguardanti la morte di Leonardo e la diaspora delle sue innumerevoli opere, tra cui il ritratto di un profilo di donna. Allo stesso tempo, ad intervalli costanti, la narrazione si riporta al periodo contemporaneo per seguire il ritrovamento del dipinto attraverso la storia di Amanda e Davide, coloro che potremmo definire i protagonisti della storia unitamente al ritratto dipinto dal Maestro

Proprio come accade per tutte le cose, anche la narrazione muta i suoi connotati a seconda dell’epoca in cui sono contestualizzati gli eventi impiegando stili e approcci diversi, ma sempre coerenti e in armonia con i fatti narrati e il periodo storico in cui sono inseriti. Il lettore si tro-va così ora nelle corti rinascimentali, immerso nelle questioni di eredità e nei litigi tra le dame di corte, ora su un volo business class della Emi-rates, diretto nella modernissima Dubai. Lo stile narrativo muta allo stesso modo: minuzioso nella descrizione storica dei dettagli, diventa molto più colloquiale e diretto nel racconto dei fatti contemporanei. Il romanzo attraversa diversi secoli rincorrendo una moltitudine di pro-prietari del dipinto, in un viaggio che sembra interminabile, tuttavia gli eventi si susseguono con una velocità estrema, come nei migliori libri di avventura e azione.

Come ogni giallo che si rispetti, non manca la presenza incombente della morte. Questo elemento accompagna la trama, nel passato, con le innumerevoli morti e successioni nelle corti rinascimentali e, nel presente, con cinici omicidi degni del miglior film noir. Attraverso tutte queste dipartite, il quadro finisce così per passare dalle mani di regnanti, uomini comuni, ricchi imprenditori, mercanti, frati e criminali.

La narrazione è arricchita, inoltre, dalla presenza di una copia dell’opera del Maestro, realizzata dal suo di-scepolo e amico Gian Giacomo Caprotti. Anche il falso ritratto finisce, perciò, per passare di mano in mano, scambiato il più delle volte per l’originale. Il lettore può così perdersi nella vera e propria odissea dei due dipinti, mentre con un occhio vigile tiene sotto controllo lo svolgersi dei fatti nel presente. Questi ultimi aumenteranno, attraverso un climax ascendente, la curiosità su come il quadro sia arrivato ai giorni nostri e, ovviamente, sul finale della storia.

Quando, alla fine della trama, Grgic tira le fila del racconto, lo fa lasciando al lettore una doverosa riflessione su cosa sia più importante: ciò che è vero o ciò che si crede sia vero?

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