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Leopolda: nascita di una nuova generazione politica

Firenze – Di sicuro la “Leopolda” di Matteo Renzi non entrerà nei libri di storia della politica con lo stesso rango ed evidenza della Bad Godesberg di Willy Brandt (1959) che “mise Marx in soffitta”, o del XX° Congresso del Pcus di Nikita Kruscev (1956). Questi ultimi due eventi hanno rappresentato altrettante rotture storiche, solenni e drammatiche, dopo gli anni della, guerra e del conflitto ideologico, quali furono l’abbandono del marxismo leninismo da parte del partito socialdemocratico tedesco e la condanna dello stalinismo.

C’è tuttavia un aspetto che accomuna la kermesse della vecchia stazione granducale con quei due passaggi storici della seconda metà del  Novecento: il cambiamento generazionale. Nato all’esterno delle logiche di partito, il convegno fiorentino è stato il momento nel quale tanti giovani, e non soltanto militanti del Partito democratico, hanno preso atto dello sfinimento di una classe dirigente incapace di uscire da una deriva conservatrice che ha tenuto a lungo immobile un’importante democrazia occidentale.

Del resto, se ci si guarda indietro senza lasciarsi coinvolgere dalle ricostruzioni enfatiche e dai commenti condizionati dagli schieramenti , non è che la storia dei partiti politici italiani mostri documenti  di “rottura” o quanto meno di “passaggio creativo a una nuova fase” più corrispondenti a nuove sensibilità, a nuovi  bisogni e aspirazioni. Si potrebbero  citare forse solo gli articoli su Rinascita sul “compromesso storico”  (1973) e l’intervista sull’”ombrello della Nato” di Enrico Berlinguer (1976), che dettero il via all’Eurocomunismo rimasto incompiuto.

Il resto  è fatto di “convergenze parallele”, (Aldo Moro, 1955), di articoli su Proudhon (Bettino Craxi, 1978), in generale messaggi ambigui e indiretti, per lo più improntati al tatticismo piuttosto che alle grandi scelte perché la posizione dell’Italia nel conflitto Est – Ovest non offriva grande spazio d’azione per progetti di respiro storico.

Sono alcune riflessioni che suscita la lettura del libro “Leopolda. Diario di una nuova generazione politica”, di Romana Ranucci e Dario Borriello (Albeggi Edizioni), presentato nei giorni scorsi alla Festa dell’Unità di Firenze con la partecipazione del sindaco Dario Nardella, che è stato uno dei protagonisti degli incontri cominciati nel 2010 (“Prossima fermata: Italia”) e proseguiti per cinque edizioni fino all’anno scorso (“Il futuro è solo l’inizio”). “Pensando alla Leopolda – ha detto Nardella – mi viene in mente una situazione che è diventata il palcoscenico dal quale tutto è cominciato: un’entusiasmante corsa verso il cambiamento”. In effetti, la Leopolda rappresenta davvero una rottura:  un gruppo di giovani ha deciso di rompere uno schema inceppato e autoreferenziale, cominciando a cambiare un linguaggio ormai obsoleto.

Nel corso di una conversazione con i giornalisti, nei giorni scorsi, il filosofo Giacomo Marramao ha detto che il linguaggio di Renzi non è diverso da quello della vecchia politica, solo “un po’ più veloce”.  Marramao si riferiva probabilmente agli equilibrismi e ai compromessi anche verbali che fanno parte del lavoro di un primo ministro, perché a ripercorrere il diario di Ranucci e Borriello, emerge chiaramente il mutamento di linguaggio assai più vicino agli universi di immagini e significati delle nuove generazioni.

Intanto, i rituali del Partito non potevano tollerare l’attacco diretto, con nomi e cognomi, contro il gruppo dirigente. In secondo luogo, l’apparato ideativo al quale i giovani “leopoldini” a cominciare dal  loro capo fanno riferimento, mette insieme l’alta cultura e il pop, il cinema e la scuola di Francoforte, le scienze aziendali e lo sport.

Così le proposte politiche sono espresse con concretezza e pragmatismo, caratteristiche  che non facevano parte della retorica della vecchia politica che evitava parole chiare e dirette per lasciarsi un margine per le trattative con partner e avversari. E non è un caso che Renzi abbia finora ottenuto un ampio consenso da parte dell’elettorato giovanile.

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