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Libri: “Morte dei Marmi” di Fabio Genovesi

E’ stato il libro dell’estate, pare che al Forte non si parlasse d’altro, ma, l’ultimo libro di Fabio Genovesi, dal titolo irriverente “Morte dei Marmi” non è certo una lettura da ombrellone. Tutt’altro. Un sofferto atto d’amore da parte di questo giovane autore toscano, per la sua città, che ha ormai e irrimediabilmente cambiato la sua fisionomia. Da meta esclusiva di un turismo estivo a cinque stelle accolto con sudditanza dagli abitanti e dagli operatori commerciali a un luogo di residenza d’elezione scelto dalle elite dell’Est, un’operazione senza precedenti ottenuta attraverso un autentico “Tsunami di denaro”.

Tredici istantanee che ci raccontano e ci aiutano a capire meglio Forte dei Marmi di ieri e di oggi, attraverso i ricordi e l’esperienza diretta di chi come l’autore, nonostante tutto continua ad abitarci, un’agile lettura tra la fiction e il saggio, dove non mancano le battute divertenti che solo un toscanaccio di razza è in grado di fare. “Gente riottosa e greve, astiosa e maldisposta, un popolo che vive di turismo e insieme è il meno ospitale del pianeta. Questa è la Versilia, questa è Forte dei Marmi”. Un’idea comunque molto distante dall’immaginario diffuso comunemente i cui capisaldi corrispondono ai luoghi frequentati da D’Annunzio, Malaparte, Bocklin e in tempi a noi più recenti, corrispondo ad altri topos e di più bassa caratura, La Capannina, Il fortino, Il mercato del Forte, Le focaccine di Valè, che fanno della vacanza la Forte un autentico status.

Poi sono arrivati i russi e tutto è cambiato, come aveva sentenziato profeticamente lo zio Aldo, anche se i russi di cui parlava non erano certo quelli di oggi. Marziani in Lacoste, fratelli degli sceicchi che li avevano preceduti, capaci di arrivare a spendere cifre astronomiche per cene e divertimenti, lasciare mance da capogiro divenute leggende metropolitane e via via acquistare case e terreni per costruirci le loro ville come torte gigantesche “che nessuno vorrebbe a un matrimonio, ma che sono perfette per un funerale: quello del mio paese”. Divenuto niente più che “un contenitore neutro per sogni ad altissimo reddito”, destinato a pochi, come lo sono Cortina e Porto Cervo, dove lo spazio commerciale è conteso dalle griffe che disegnano una geografia sempre in continuo cambiamento in cui ogni giorno è difficile orientarsi. Ed ecco che per la maggior parte dei giovani, soprattutto per chi vuol metter su famiglia, è impossibile rimanere in un luogo come questo, e si allontanano, ma di poco. Seravezza, Azzano, Pomezzana, Ponte Stazzemese, nomi che sono una poesia e che con molta probabilità chi da anni viene qui in vacanza non ha mai avuto la curiosità di visitare e di conoscerne la storia. Di capire più in profondità quell’anima selvaggia e primitiva che c’è da queste parti e che rappresenta un richiamo perché quella è la tua casa, dove hai deciso di restare, la tua terra, comunque.

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