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Mamá: storia di una famiglia asturiana emigrata in Argentina

Firenze – Da qualche settimana è arrivata nelle librerie italiane la traduzione di Mamá, il libro più acclamato di Jorge Fernández Diáz e l’unico finora tradotto in italiano. 

Fernández Diáz è uno scrittore e giornalista argentino molto noto e molto attivo nel suo paese. Mamá è stato pubblicato nel 2002, cioè nel pieno di una delle crisi economiche più dure attraversate dall’Argentina nei tempi recenti, ed è diventato dopo una prima diffusione limitata un vero e proprio caso letterario.

Il libro narra la storia della famiglia di Fernández Diáz, di origine asturiane, e nasce, oltre che dai ricordi dello stesso scrittore, da cinquanta ore di registrazione di dialoghi con sua madre, Carmina, che è anche il personaggio centrale del romanzo stesso.

Nell’epoca in cui “la fame non era una metafora”, cioè negli anni ’40 del Novecento, tempi in cui terminava la Guerra civile spagnola e, nell’altra parte del mondo, si apriva il periodo peronista, la quindicenne asturiana veniva fatta salire da sua madre su un transatlantico per lasciare la allora poverissima terra natale e raggiungere Buenos Aires, con il proposito di salvarla dalla povertà e con la promessa, mai mantenuta, di raggiungerla con la parte restante della famiglia.

Il libro si snoda attraverso dieci capitoli, ciascuno intitolato con il nome di uno dei familiari di Fernández Diáz, più uno di epilogo. Il padre, Marcial, anch’egli asturiano, assume un ruolo via via più rilevante, al pari di quanto sembra sia avvenuto nella vita stessa dell’autore. Un padre saggio e solido.

Nel continuo alternarsi di episodi accaduti in terra spagnola e argentina, altra figura notevole è quella del nonno materno José di Sindo, che anche in punto di morte riafferma e difende la scelta fatta durante tutta la sua vita di aver “fatto quello che mi pareva”. Il libertino di famiglia.

Perché leggere Mamá?

Perché la qualità di giornalista di Fernández Diáz, forse più ancora di quella di scrittore, ha prodotto un’opera in cui non è presente né narcisismo né alcuna intenzione di fare diventare la vicenda personale della sua famiglia qualcosa di diverso da quello che è. Rischio sempre assai presente in opere di questo tipo.

In un certo qual modo, sembra spesso che l’autore parli al suo psicanalista più che a un pubblico, per quanto indistinto. In un’epoca in cui molto spesso ciascuna vicenda e convinzione personale assumono, almeno per il narratore, una valenza universale questo non pare un pregio di poco conto.

Sullo sfondo della vicenda ci sono Perón, la rivoluzione cubana, ma anche i film di Hollywood e la musica di Osvaldo Pugliese. Tuttavia, questo non sembra influenzare più di tanto la trama: ad esempio, José di Sindo sarebbe stato il donnaiolo impenitente e l’artigiano sotto tanti aspetti geniale ma scialacquatore in qualsiasi altra parte del pianeta o epoca storica. E Carmina sarebbe stata la mamma, con tutte le proprie debolezze, ma con la sua infinita capacità di comprendere, anche solo intuitivamente, e soprattutto di amare.

Questo non toglie che la vicenda mostri molteplici caratteri specifici, soprattutto dell’Argentina, con il risultato di far comprendere questo paese al lettore probabilmente al pari di quanto sarebbe stato possibile a seguito della lettura di molti saggi storici e sociologici. Non penso sia un caso che chi mi consigliò per la prima volta la lettura di Fernández Diáz, in una delle più belle librerie del mondo – El Ateneo di Buenos Aires – regalandomi copia di El Puñal, mi disse appunto che per capire l’Argentina di quei tempi (poco più di cinque anni fa) questa crime story sarebbe stata più utile che migliaia di pagine di saggistica…

Mamá è un libro notevole e molte fra le figure tratteggiate possono accompagnare anche noi, oltre che l’autore. Si esce dalla sua lettura con una sensazione di benessere. Forse proprio come quella che la stessa Mamá ci descrive nelle ultime pagine del libro. Dice di aver raggiunto la felicità, pur constatando che questo è avvenuto nella sua vecchiaia.

“A quanto pare non è mai troppo tardi” sono le ultime parole del libro.

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