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Manfredi: l’Africa magica e misteriosa dei tempi di Nerone

Firenze – Lo stile di Valerio Massimo Manfredi è inconfondibile e lo è altrettanto l’impianto di questo libro che, con particolare efficacia, coinvolge la sua esperienza di storico, di archeologo, di narratore.

Antica madre (A.Mondadori Editore, 2020) esalta il genere romanzo storico perché lo rende denso di emozioni, avvincente come un thriller, e al tempo stesso, descrive eventi reali. Ma la sua caratteristica precipua è che, prendendo le mosse dalla Roma imperiale all’epoca di Nerone, ci trasporta in uno scenario esotico, in una spedizione ai confini del mondo descritta in modo dettagliato e suggestivo.

Manfredi ha ambientato vari libri nell’antica Roma. Ma in questo, l’Urbe è una coprotagonista. Il focus è in un’Africa misteriosa e impenetrabile, che offre scenari inauditi e rappresenta, sia in modo reale che simbolico, i confini del mondo.

Confini sfuggevoli perché oltre il mare di sabbia, le cateratte del Nilo, gli altipiani dell’Etiopia, le montagne della Luna, c’è sempre un “oltre” che determina un senso di infinito.

Antica madre richiama alcuni precedenti romanzi di Manfredi di scenario esotico (La torre della solitudine, Il faraone delle sabbie ) ma è incentrato su una vicenda storica narrata in modo rigoroso anche nei particolari : la spedizione inviata da Nerone nel 65 d.c. a scoprire la sorgente del Nilo (o forse per trovare la mitica città d’oro Berenice Pancrisia citata da Plinio il Vecchio?)

Tuttavia, un diverso piano narrativo, evoca mondi remoti, miti ancestrali e scenari futuri, con richiami a mondi lontani, alla guerra di Troia, al regno etiope, ai faraoni neri di Meroe, alla Grande Madre.

Infatti, accanto alla spedizione storicamente documentata, è che è un affascinante racconto delle cateratte del Nilo, di deserti, foreste, animali  mai visti, s’ innesta quella che Manfredi ha chiamato un’ “avventura parallela”, la vicenda della splendida e temibile  Varea, la ragazza selvaggia,  che discende da una civiltà antichissima e sconosciuta.

Il romanzo prende avvio da una carovana che dalla Numidia nel 62 d.c. porta a Roma animali esotici  per esibirli  nell’arena. Ma la preda più preziosa è una giovane donna con la pelle color ebano, fiera e selvatica come un leopardo e dotata di un’ incredibile forza. Appena giunta nell’Urbe, rinchiusa in una gabbia come una belva, le voci che presto si diffondono sulla sua belluina agilità accendono l’interesse e il desiderio di Nerone, tiranno abituato a soddisfare ogni suo capriccio.

La ragazza selvaggia riesce rapidamente a imparare il latino e ad adottare costumi romani. Ma il suo destino è di combattere nell’arena. Per sottrarla ad una morte quasi sicura, il centurione Voreno ottiene il permesso di portarla con sé come guida nell’Africa equatoriale, nell’impresa voluta dallo stesso imperatore – su suggerimento del suo consigliere, il filosofo Seneca – non solo perché vuole ricavarne una gloria da tramandare ai posteri, ma anche perché intende estendere la sfera d’influenza  del suo Impero ben oltre il bacino mediterraneo.

Ma questo avventuroso viaggio riserverà molte sorprese e Varea (la “solitaria”) svelerà il suo incredibile segreto.

 

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