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Memorie dell’insurrezione di Varsavia

Firenze – È trascorso tanto tempo dall’occupazione nazista in Polonia, a Varsavia, esattamente venti anni quando Miron Bialoszewski trova finalmente la forza di raccogliere in un libro i suoi ricordi vivissimi di quel periodo atroce.

“Memorie dell’insurrezione di Varsavia”, 2021, Biblioteca Adelphi 722, è una sorta di diario di Miron Bialoszewski, nato nel 1922 e deceduto nel 1983. Quando fu pubblicato in Polonia nel 1970, fece scandalo per la sua tematica che aveva fatto riaffiorare un passato tanto doloroso.

L’autore annota dettagli, frammenti di pensieri, tracce di emozioni, percorsi tra case, visite ad amici.

L’insurrezione, organizzata dal movimento di resistenza nazionalista rimase scolpita nella memoria dell’allora giovane poeta e giornalista e una piaga insanabile nella memoria della nazione. L’esperienza di quei giorni è difficile da ricordare. Sono giorni di guerriglia, di strade bloccate da barricate, morti, feriti, case crollate. Un futuro incerto che si svolgeva attraverso rituali quotidiani dettati dalla necessità, come la sopravvivenza, forse l’unico obiettivo per Miron Bialoszewski e per tutti gli abitanti di Varsavia, una città messa a ferro e fuoco.  Gli insorti lottavano contro i nazisti ma disapprovavano i sovietici, così, con un cieco progetto politico, l’insurrezione si trasformò in una carneficina, con deportazioni nei Gulag sovietici, edifici rasi al suolo. Le sorti della città saranno ormai segnate dalla distruzione totale.

La descrizione delle strade e delle persone è talmente nitida nel racconto di Miron Bialoszewski che il lettore si sente parte di quel momento. Trasuda l’incertezza e le vite si appiattiscono sull’attimo dopo.

Il primo agosto del 1944 “non c’era il sole, era umido, non faceva troppo caldo”, incomincia l’insurrezione. E durerà per due lunghi mesi. Per l’autore, non combattente, sarà solo un guardare attorno gli accadimenti, vedere i giovani come lui combattere ed essere uccisi, senza prendere posizione verso l’una o l’altra fazione. Un flusso ininterrotto di ricordi per fermare un’epoca tristemente nota per tutti e terribilmente dolorosa per chi l’ha vissuta.

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