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Omaggio a Marcello Pagnini: la conoscenza come valore morale

Firenze – Alessandro Pagnini conosceva davvero suo padre? Chi era quell’uomo paterno schivo e affettuoso insieme che gli ha trasmesso gli strumenti giusti per maturare il senso di un vita degna di essere vissuta per sé e per gli altri? Quando si decide di aprire cassetti e armadi per raccogliere carte e documenti di un uomo, un padre, uno studioso di fama internazionale, si cerca anche di dare un ordine alla propria vita partendo dalle radici.

Certo quei frammenti ti riportano immagini e pensieri che fanno parte di te. In qualche modo conosciuti, ma il tumulto dell’esistenza quotidiana li ha riposti in un angolo: una piccola energia benefica che, senza esserne consapevoli, sostengono nella buona e nella cattiva sorte. Arriva poi un momento in cui si decide di rimettere a posto tutti i pezzi e si chiede a un terzo competente, possibilmente emotivamente coinvolto, di dare risposte oggettivate e condivise.

Alessandro lo ha fatto e ha chiamato a raccolta gli allievi del padre Marcello, docente di anglistica all’Università di Firenze, semiologo e critico di fama internazionale, per realizzare un volume “omaggio a Marcello Pagnini” (Gli Ori, Pistoia) con un titolo che, nella sua semplicità, sintetizza il messaggio più importante di chi ha dedicato la vita allo studio e all’arte: “Sapere è bello”.

A curarlo è stato Franco Marucci, allievo di Marcello, chiamato “padre spirituale e culturale”, che ne ha tratteggiato la personalità umana e scientifica traendo dalla sua familiarità non solo episodi e aneddoti, ma anche uno stile intinto nell’affetto e nella riconoscenza. Insieme a lui Mario Materassi, americanista che ha insegnato con Marcello per tanti anni, il maestro Daniele Lombardi che con lui ha suonato e discusso di musica, Loretta Innocenti anche lei allieva del professore e Susan S. Aaron che riporta il racconto del padre Manny Stillerman, medico dell’US Army che Marcello aveva conosciuto a Pistoia nei mesi successivi alla fine della guerra.

Ma c’è anche il figlio, docente di filosofia, in un sobrio, intimo racconto di vita familiare, che in poche righe riassume i tratti di una magnifica eredità spirituale: “Quello che mio padre mi ha lasciato in dote con un insegnamento gentile, mai impositivo, senza farmi lezioni: senso del dovere, onestà intellettuale, la conoscenza come valore morale, la bellezza non disgiunta dalla conoscenza, ma anche una percezione ironica delle cose, che è tutt’uno con la libertà (come sentenziava Victor Hugo), purché (avrebbe aggiunto Marcello), non ne scapiti la verità”.

Per il mondo della cultura e della ricerca scientifica Marcello Pagnini (1921 – 2010), autore di saggi importanti come “Struttura e metodo critico” (1967)  e “Critica della funzionalità” (1970), è stato uno di quei grandi studiosi del dopoguerra che ha contribuito a ricollegare la piccola e provinciale Italia fascista alle grandi correnti culturali internazionali. Ha introdotto il metodo dello strutturalismo ed è stato uno dei fondatori della semiologia in Italia. Autore Einaudi, successivamente esponente illustre di quel gruppo di studiosi che hanno contribuito a fare del Mulino uno dei rari think tank produttori di alta cultura in Italia, Pagnini ha rappresentato un solido punto di riferimento, seminatore di idee di qualità e catalizzatore di giovani intelligenze.

Un’altra riflessione di Alessandro introduce alla comprensione del pensiero del padre: per decifrare il suo insegnamento “bisognava capire prima la poesia e la musica”. Da questo approccio artistico alle cose e alle parole nasce il segreto della personalità di un uomo che ha lasciato la sua Pistoia (“vecchia città dalle grandi mura stanche”, suona un suo verso) solo per brevi intervalli di lavoro all’estero. Dallo studio dei poeti più amati come T.S. Eliot, e poeta lui stesso per un certo periodo della vita, dal violino con il quale conversava con i grandi compositori lo studioso traeva la linfa del flusso dei suoi pensieri, delle sue analisi, del suo rapporto con gli allievi, intenso e coinvolgente come raccontano Innocenti e Materassi.

L’autore di “Lingua e Musica” (1974) – scrive Daniele Lombardi – “ E’ stata una grandissima figura di intellettuale, unico nello sviluppare semioticamente un ponte fra gli studi specifici letterari e quelli musicologici paralleli”. In appendice il curatore ha inserito una raccolta di poesie scritte da Pagnini fra il 1949 e il 1951, Insieme a un testo teatrale (“C’è pace e silenzio di là dalle soglie”) sono rimaste inedite fino alla loro scoperta negli archivi del professore. Tuttavia, ci dice Marucci, sono importanti per capire la personalità dello studioso e le vie della ricerca che ha intrapreso.

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