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Opera prima: dialogo con il padre, in un’altra dimensione

Prato – Nora e David sono i protagonisti del primo lavoro letterario “Un giardino altrove”di Ilaria Belvedere, giovane scrittrice fiorentina laureanda in lettere all’Università di Pisa. Un romanzo in cui le storie dei due personaggi si intrecciano ai ricordi di una vita anche se toccherà al lettore scoprire il legame sfogliandone  le pagine.

Pure il titolo “Un giardino altrove” è indicativo della volontà dell’autrice che non desidera contestualizzare questo suo lavoro autobiografico nel presente, ma in una dimensione di felicità trascendente, perché essa stessa ha rielaborato una serie di memorie riguardanti la figura paterna prematuramente scomparsa a causa di una malattia incurabile.

Un testo che appare come il tentativo  di riallacciare idealmente un dialogo con chi non c’è più descrivendo fatti ed emozioni  più o meno profonde perché non vadano disperse in alcun modo o peggio ancora dimenticate.

Ed ecco che il libro si apre come in un diario con la prima pagina datata 2017 a cui seguirà una degli anni ’70 ed esse, alternandosi, trascineranno il lettore in un altalena di eventi. Ci appare così Nora seduta pochi mesi fa in piazza Cavalieri a Pisa intenta a riflettere, e poi subito dopo Davide a cui piacevano il nuoto, la musica classica in special modo  il musicista Beethoven che amava ascoltare con una radiolina portatile.

A sentire Ilaria Belvedere scrivere questo romanzo è stato terapeutico, anche se prevede a breve una sua rivisitazione: infatti nelle pagine finali de “Un giardino altrove”, Nora e il suo ragazzo Leonardo lasciano sulla riva del mare una lanterna accesa. È quasi  un rito propiziatorio dedicato al padre perché il suo ricordo affidato alle onde, non muoia mai più e prosegua con una promessa.

Il libro è stato  pubblicato dopo un lavoro di circa due anni, a metà febbraio dalla casa editrice Epsil, presentato a Pisa alla Biblioteca Officine Garibaldi a Sesto Fiorentino alla Biblioteca E.Ragionieri e in tempi brevi verrà presentato anche a Prato.
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