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Perché non eravamo pronti al “salto” del coronavirus

Firenze – Saranno i virus i nemici mortali dell’essere umano nel prossimo futuro. La pandemia da SARS che stiamo vivendo non è la prima. Nonostante le ricerche e gli studi si siano moltiplicati non c’è certezza della provenienza dell’incubatore del coronavirus. Recentemente analisi su alcuni pangolini sequestrati ai trafficanti hanno dimostrato che altri virus si stanno preparando al salto. Basta attendere pochi decenni, forse meno, il tempo di permettere al virus agganciare l’uomo.

Perché non eravamo pronti è l’ultimo libro di David Quammen, Adelphi per Microgrammi. Un viaggio tra cacciatori di virus e bracconieri, foreste asiatiche e africane, gorilla, scimpanzé, animali selvatici e soprattutto pangolini, dipartimenti di analisi, virologi del mondo, e tante, tantissime domande.

Solo due risposte.  “… l’incapacità di cogliere gli avvertimenti dati da SARS e MERS, provocate entrambe da altri coronavirus; e il fatto che negli ultimi anni, nelle alte sfere di governo, si sia persa la capacità di comprendere la gravità e l’immediatezza della minaccia pandemica. Il risultato di tale perdita è… mancanza di immaginazione”.

Mancanza di immaginazione. Incapacità di attivare investimenti per monitorare gli spillover e organizzare le strutture mediche in modo da essere pronte a reagire con protezioni per la popolazione, educare la collettività a tollerare il distanziamento sociale e la quarantena e a migliorare l’efficienza in termini di aiuti e finanziamenti.  Ma soprattutto la forza di affrontare, da parte della politica, il rischio dell’attesa, di finanziare un programma molto costoso senza che il virus si presenti.

La speranza è che da questa triste e dolorosa esperienza della realtà pandemica, i governi aprano gli occhi, trovino il coraggio di rischiare e di predisporre una forte controffensiva. Il nuovo virus potrebbe già essere “saltato”.

 

 

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