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Prima che la notte

Il primo numero del “Giornale del Sud uscì” il 4 giugno del 1980, il suo direttore, Giuseppe Fava nell’editoriale di quel giorno scriveva tutti i giornali che vengono alla vita, nel primo giorno di pubblicazione, affermano sempre assolutamente tre parole. Tre principi: popolo, giustizia, verità! , in particolare la verità che “non è quella che arriva ai giornali attraverso i comunicati ufficiali, le conferenze stampa, i discorsi del potere, i mattinali della questura, i bilanci della società, le sentenze dei magistrati, ma quasi sempre un’altra più segreta e difficile, nascosta fra le cento pieghe ostili della società, camuffata in mille modi, deformata da una infinità di interessi, menzogne, corruzioni. La verità non arriva mai con le sue gambe sui tavoli di un giornale, ma bisogna andarla a cercare dovunque, scovarla dove essa sia e dove l’hanno intanata, riconoscerla perfettamente per raccontarla nella sua vera identità”.

In un libro appena uscito per l’editore Baldini e Castoldi “Prima che la notte”, riviviamo quegli anni vissuti nella redazione dai “carusi” che vissero fianco a fianco con Giuseppe Fava fino all’omicidio del 5 agosto 1984. Il racconto si alterna nei ricordi del figlio Claudio Fava e di Michele Gambino, delicato, profondo, essenziale, senza l’ombra dell’odio, così come era nella vita e nei valori che è riuscito a trasmettere ai suoi ragazzi, il direttore. Per coloro che hanno partecipato alla vita del “Giornale del sud” prima, de “I Siciliani” poi, una grande scuola di giornalismo e di vita. Sono giovani che hanno appena superato la ventina, il cerchio si stringe in particolare intorno a quattro di loro, Riccardo, Antonio, Miki, Claudio, la sera dell’assassinio erano insieme a giocare a Risiko, una sera come tante, passate insieme a tirar tardi. La morte di Giuseppe Fava arriva improvvisa, inaspettata, di colpo i “carusi” diventano uomini, “stolti e felici, spavaldi e immortali, – scrive Claudio Fava – eravamo Patroclo, Achille, Ettore, eravamo ancora tutte le vite che avremmo potuto vivere e poi, d’immediato non fummo più nulla, un mucchietto di pensieri fradici, una notte che si fa lunga e che ti pesa addosso con il vestito stretto…”. Michele Gambino ci regala invece l’emozione di un Giuseppe Fava intimo, sconosciuto al figlio stesso, un amico con cui condividere una partita a calcio, una nuotata, uno spettacolo teatrale, ma anche le confidenze su una donna di cui si era innamorato, con l’entusiasmo che è proprio di un’età a cui non appartiene più, anche se l’allenamento più importante è stato nella “palestra” della redazione che ha sfornato dei veri “cronisti”.

Essere alla sua altezza o almeno tentarci, questo hanno cercato di fare i ragazzi cresciuti con lui. Gambino se lo chiede “ posso dire di averci provato, ma la risposta è no” scrive al riguardo :“ Non ho saputo seguire uno degli insegnamenti del direttore: essere solo, orgogliosamente solo con le proprie convinzioni e passioni. Ma soprattutto è no perché ho odiato troppo quel che combattevo” mentre lui era capace “di combattere senza odiare, di comprendere senza accettare”. Una grande lezione di vita, oltre che di giornalismo che oggi a trenta anni dalla morte rimane indelebile nella nostra memoria.

Titolo: Prima che la notte

Editore. Baldini & Castoldi

Autori: Claudio Fava e Michele Gambino

Pag: 154

Euro: 16,00

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