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Nostalgia di sangue: torna il primo serial killer italiano

Firenze – «Hanno per caso trovato degli spilli?» Besana frena bruscamente. Un idiota con un Suv l’ha appena superato da destra senza mettere la freccia. «Spilli? Non che io sappia» risponde. «Aveva la bocca piena di terra?» «Non mi risulta» risponde Besana. «Peccato» dice Piatti, «se no era proprio uguale. Persino la data: 8 dicembre.» «Uguale a cosa?» chiede Besana, incuriosito. «A un altro delitto» risponde, finalmente concisa, Piatti. «E quale?» «Un caso dell’Ottocento» sussurra lei.”

Un thriller  con atmosfera noir ricco di ritmo, di colpi di scena  e di piacevole lettura, è diventato un caso editoriale, con diritti venduti in quindici Paesi prima ancora che arrivasse nelle librerie.  

” Nostalgia del Sangue ” (Giunti Editore 2018) di Dario Correnti (lo  pseudonimo di  due noti autori)  è un noir italiano ricco di  suspense  ma anche di  personaggi e di ambienti fortemente caratterizzati.  

L’apparente tranquillità  della  provincia  del  nord Italia, dove  la campagna vive fianco a fianco con i centri commerciali,  sale slot e centri fitness nell’  hinterland della grandi città  

Queste località  oggi caratterizzate da villette a schiera con giardino  e una riservatezza che talora può confinare  con  l’indifferenza più di cento anni fa erano campagne segnate dalla miseria, dalla denutrizione e che  videro  gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il ”vampiro di Bottanuco”, il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso

In questi stessi luoghi si aggira un serial killer che sembra  ricalcare  il modus operandi di quel primo assassino.  Ma  il criminale  odierno  non è però un giovane campagnolo , è una mente lucidissima, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti.

A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, una  coppia inconsueta ma straordinariamente ben assortita : Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, e amaro come molte classiche figure della narrativa d’azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta ”Piattola”. Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l’ha segnata nell’infanzia e non l’ha mai abbandonata, eppure intelligentissima, intuitiva,  particolarmente dotata per il  mestiere di giornalista, Ilaria è il personaggio avvincente   .

Un uomo anziano e una ragazza rappresentanti emblematici delle due categorie più ”deboli” della società italiana di oggi, uniscono la loro fragilità e le loro impensabili risorse per raccogliere la sfida lanciata dal male.

 

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