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Sapevate che a Firenze esistevano i “trabiccoli” e il Vòtapentole?

Firenze –  A svelarci queste ed altre curiosità è Luciano Artusi, studioso e divulgatore della storia fiorentina e delle sue tradizioni, nella sua autobiografia Mi ricordo che …. (Scribo, 2018).

Artusi, uomo simbolo di Firenze, racconta che “si usava, almeno fino ai primi del Novecento, desinare a mezzogiorno senza tanti aperitivi, andando a tavola con una fame da lupi. L’orario era talmente rispettato che ne dava addirittura l’annuncio una cannonata. Sì, proprio un cannone, soprannominato dai Fiorentini il Vòtapentole, che a mezzogiorno in punto dava il segnale dagli spalti del Forte di Belvedere. Lo sparo, così tonante da essere udito anche nel contado, si era ripetuto puntuale alle ore 12 per parecchi anni, tanto che a quel segnale c’era l’abitudine tra i fiorentini a rimettere gli orologi e andare tutti a tavola, a “votare”, appunto, le pentole”.

Ma nelle case dei fiorentini non potevano mancare nemmeno i “trabiccoli”, capaci di garantire un letto caldo e a poco prezzo. Altro non erano che leggere stecche di legno che formavano una sorta di gabbia a forma di cupola sulla quale si appendevano gli scaldini colmi di brace infuocata e il caldo era assicurato.

Mi ricordo che è un viaggio straordinario che ripercorre la vita dell’autore e la storia della sua amata città, Firenze. Storia e vita s’incontrano e si integrano a vicenda come in un intreccio amoroso. Ogni aneddoto, ogni racconto si tinge d’autunno, di quei toni caldi che vanno dal giallo al rosso mentre le foglie cadono come pagine ingiallite di un vecchio libro riportando magicamente alla luce luoghi, fatti e persone.

Artusi racconta e si racconta. Fa una sorta di bilancio della propria vita passando in rassegna immagini, ricordi, emozioni: dalle vacanze nella bellissima spiaggia del Cinquale alla festa del Grillo, dalla scuola con l’uniforme da Figlio della Lupa e poi balilla alla guerra. Dalla Festa della “Mortesecca” all’alluvione del 1966, dal Calcio storico al Carro matto e così via. Quello che emerge da queste pagine è un racconto appassionato che mette al centro la fiorentinità.

Questo libro è una dichiarazione d’amore a Firenze, un omaggio a quella che Luciano Artusi definisce “la più bella città del mondo”.

 

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