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Socrates l’irregolare del pallone nel saggio di Pippo Russo

Firenze – Le braccia alzate, nel volto l’entusiasmo della vittoria, una bella immagine per una figura mitica del calcio brasiliano che oggi a cinque anni dalla morte, torna a far parlare di sé grazie a un saggio di Pippo Russo appena pubblicato nella collana Sorbonne di Clichy, “Socrates L’irregolare del pallone” .

Figura complessa nella storia del calcio e non adeguatamente indagata, in particolare per la valenza politica di cui seppe connotare lo sport più seguito al mondo facendolo diventare uno strumento per combattere la dittatura, questa agile lettura arriva proprio in un momento adatto alla riflessione. Tradizionalmente considerato  un mezzo di spoliticizzazione delle masse, attraverso l’esperienza della sua Democrazia Corinthiana, Sòcrates dimostrerà a tutto il globo l’esatto contrario, facendone un mezzo di trasmissione di valori democratici, sia nel modo di gestire la squadra che in campo, quale formidabile veicolo per reclamare  diritti e libertà  e opporsi in questo modo alla dittatura dei colonnelli. Non sorprende che il libro prenda spunto proprio da un episodio accaduto a Firenze e raccolto da Tito Corsi, allora direttore sportivo  e fautore dell’arrivo di Sòcrates alla Fiorentina nella stagione 84-85 in occasione di un dibattito alla Casa del popolo di Viale Giannotti in cui si parla di calcio.

“In quella platea i giornalisti sportivi fiorentini dovrebbero essere quelli maggiormente avvertiti della passione di Sòcrates per la politica e della sua propensione a trattare politicamente il calcio –scrive l’autore – sicchè dovrebbero dare per acquisito il modo di argomentare il brasiliano. E invece succede una cosa bizzarra. Poco dopo l’inizio del dibattito Sòcrates pronuncia una frase che indispone alcuni fra loro, al punto tale da indurli a lasciare la sala. Accade che il centrocampista in forza da pochi mesi alla Fiorentina si veda rivolgere una domanda al tempo stesso semplice e complessa: cosa è il calcio? E lì Sòcrates risponde che secondo lui il calcio è un microcosmo da mettere in relazione col macrocosmo della società”. Lo stesso Tito Corsi ancora oggi nel raccontare l’episodio non nasconde lo sgomento davanti alla reazione da parte dei giornalisti fiorentini, ma che era indizio di come il personaggio veniva percepito all’esterno, “un personaggio che spiazzava e per questo suscitava reazioni contrastanti”.

Sòcrates è uno che fuma, beve, senza farne mistero, e pensa. Ma un giocatore deve far divertire e soprattutto far vincere la sua squadra. E’ un virtuoso nel colpo di tacco, quello che lo rende quasi un’artista del pallone, tuttavia non riuscirà ad entrare in sintonia con la squadra viola, troppo distante il calcio italiano dal suo e tutti quelli che si aspettavano un gioco pirotecnico rimarranno delusi, la sua permanenza alla Fiorentina sarà per una sola stagione.

Figura complessa e affascinante del calcio paulista, Sòcrates nasce il 19 febbraio del 1954 a Belèm nello stato del Parà, primo di sei figli di Raimundo, autodidatta che legge Platone e che ama la cultura, lo studio della medicina, frequenterà l’università di San Paolo, sarà per lui la via maestra dell’emancipazione sociale. Ed è qui che il sociologo mette in ballo il “capitale culturale” di Pierre Bourdier, “ Educato dal padre al culto del sapere – scrive l’autore – Sòcrates cresce nel rispetto di una scala di valori inderogabile. La cultura viene prima di ogni cosa e di conseguenza bisogna assegnare il primato al lavoro che viene al termine  di un percorso di studi. Quando Sòcrates comincia a giocare a calcio da professionista, nel Botafogo di Ribeirao Preto, ottiene dai dirigenti del club che gli lascino continuare dapprima gli studi  e poi il lavoro in ospedale, frutto della laurea conseguita grazie ai sacrifici di Raimundo. Impensabile che un titolo ottenuto in questo modo passi in secondo piano rispetto alla carriera da calciatore, almeno nella prima fase del percorso da professionista del pallone”.

Gli anni, dal ’78 al 84 sono quelli della Democrazia Corinthiana che vivrà momenti esaltanti e di grandi risultati per concludersi proprio alla vigilia del voto parlamentare per l’elezione diretta del presidente parlamentare. “Nel suo gesto di abbandonare una causa che ha perso la propria spinta propulsiva – scrive Pippo Russo – c’è quell’animo da irregolare e da leader chiamato , che si manifesta nella capacità di capire per tempo quando una missione si è esaurita”. Anche se non mancano pareri diversi sulla esperienza della Democratia Corinthiana non si può negare il fatto che il mito permanga, così come per colui che seppe dargli vita e che morirà proprio il 4 dicembre 2011,   giorno in cui il Corinthians vincerà il campionato nazionale e di cui ne aveva espresso il desiderio. “Vorrei morire di domenica, – queste le sue parole –  nel giorno in cui il Corinthians vince il campionato”.

Il libro sarà presentato martedì 15 marzo alla Libreria Clichy in Via Maggio alla presenza dell’auotore, Tito Corsi e David Guetta.

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