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Stranezze, manie e rituali quotidiani di artiste al lavoro

Firenze – Donne e artiste. Una raccolta straordinaria di aneddoti, storie, resoconti e consuetudini di donne fuori dall’ordinario che getta una luce inconsueta sulla loro produzione artistica e intellettuale.

Il libro “Grandi artiste al lavoro” di Mason Currey, Neri Pozza Editore, 2020, rende omaggio alla creatività femminile e alla capacità di unire, talvolta, il loro essere donne con i doveri di moglie e madre, oltre a occuparsi delle mansioni quotidiane.

Come riuscivano a far convivere i loro doveri con l’attività creativa? Nel libro sono state prese in considerazione le vite di molte donne, la maggior parte di queste vissute nel mondo anglosassone in una fascia temporale molto lunga, dal 1600 circa ai nostri giorni. Nonostante i forti cambiamenti avvenuti nella società, le artiste hanno sempre dovuto conciliare il lavoro artistico con gli oneri riservati al loro status.

Tra loro ci sono figure diventate famose a livello internazionale come stiliste, scultrici, giornaliste, fotografe, pittrici, ballerine, poetesse, che, attraverso lettere, scritti o biografie hanno lasciato un vasto resoconto, per alcune molto dettagliato, delle loro giornate.  Giorni scanditi dal ritmo quotidiano suddiviso tra un lavoro per guadagnare dei soldi, crescere e accudire ai figli, un marito, le amiche etc. Allora dove, come e quando trovavano lo spazio per il loro lavoro creativo? Questo lato nascosto della loro vita è esattamente quello che il libro cerca di far emergere. Ottenendo un variopinto cosmo di diversità creative:

Margaret Mitchell, autrice del romanzo di successo “Via col vento” e giornalista “… scriveva in soggiorno con indosso una visiera verde e pantaloni da uomo per ricreare l’ambiente di una redazione, che si era rivelato congeniale all’inizio della sua carriera”.

La pittrice canadese-americana Agnes Martin preferiva avere “lunghe ore interrotte, senza altri obblighi e, soprattutto, senza intromissioni da parte di vicini o persone in visitaPer anni lavorò nello studio senza elettricità, senza acqua corrente e dormì in un camper…”.

Eileen Gray, architetto e designer di interni di origini irlandesi ma residente in Francia amava farsi accompagnare in auto ovunque “la sua chauffeur preferita fu la cantante Maryse Damia, il cui cucciolo di pantera si univa a loro nei giri per Parigi”. L’artista Lila Katzen, moglie e madre, lavorava al piano superiore della loro casa quando i due bambini facevano il pisolino o la sera dopo che erano andati a dormire. “Se i bambini si svegliavano e avevano bisogno di qualcosa da fare mentre la madre lavorava, Lila urlava: “Eccovi dei pastelli e dei fogli”, e li lanciava giù dalle scale”.

Sorprendono le abitudini, come la ricerca di uno spazio proprio, sia mentale sia fisico e temporale, le accomuni. Alcune di queste artiste hanno scelto di vivere sole per non interporre niente che non fosse l’arte. Qualcuna di loro invece ha deciso di realizzarsi come donna e artista a costo di grandi sacrifici.

Così in questa bella e multiforme lettura si scopre la fatica, la maniacalità, la forza e l’educazione rigida che molte di loro hanno accettato o si sono date per realizzare il proprio sogno.

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