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Testimonianze: temi e problemi dopo il voto europeo

Firenze – Il voto europeo del 26 maggio ha sancito la fine del duopolio popolari – socialdemocratici, ma ha scongiurato il pericolo di una paralisi dell’Unione da parte di sovranisti ed euroscettici rimasti sensibilmente al di sotto delle previsioni e delle loro aspettative.

L’Europa tuttavia non supererà la crisi di consensi e di capacità d’azione se “non emergerà una classe politica dirigente nuova, formatasi dentro la crisi che da dieci anni affligge le nostre società e alla quale le ricette europee e il metodo intergovernativo non hanno saputo, in molti casi, dare risposte eque ed efficaci”.

Nell’ultimo numero (524) di Testimonianze, la rivista fondata da Ernesto Balducci, il suo direttore Severino Saccardi e uno dei suoi principali collaboratori Simone Siliani commentano così il risultato della consultazione che ha visto più di 400 milioni di europei alle urne in una atmosfera di forte contrapposizione fra difensori e avversari del processo di integrazione del continente.

Tuttavia, se i primi possono tirare un sospiro di sollievo, per l’Italia le urne hanno sancito una posizione di sostanziale debolezza, sostengono i due editorialisti: “La conseguenza sarà che la voce del nostro Paese sarà flebile all’interno dell’Unione, ma di ciò potremmo anche poco preoccuparci se queste elezioni portassero, comunque, a una maggiore e diversa assunzione di responsabilità nel processo di costruzione europea”.

L’analisi post voto introduce nel fascicolo di Testimonianze gli atti del convegno che la rivista ha organizzato il 5 marzo scorso con Europe Direct dal titolo “Cittadini d’Europa. Un nuovo patriottismo costituzionale per la casa comune?” che ha dato un contributo in temi e problemi per favorire un più consapevole e attivo coinvolgimento dei cittadini nel dibattito sul futuro dell’ideale europeo.

Agli interventi di Gianfranco Pasquino sulle istituzioni, di Leila El Houssi, sul superamento dei confini, di Massimo D’Antoni sul modello sociale europeo, di Giorgio Valentino Federici sulla questione ambientale e di Samia Kouider sul tema dei diritti legato alla questione dell’immigrazione, la rivista ha aggiunto alcuni approfondimenti.

Di particolare interesse l’evoluzione delle società dei Paesi dell’Est, per i quali dal 2015 si è innescato un processo che ha favorito un populismo identitario che ha bloccato la spinta europeista (Federico Argentieri) . Il populismo e il sovranismo sono il frutto non tanto di una scarsa dimestichezza con la democrazia – scrive nel suo saggio Wlodek Goldkorn – quanto di un rapporto complesso con una storia ben anteriore a quella (breve) del periodo del “socialismo reale” in paesi che debbono ancora fare i conti con la questione dell’identità nazionale.

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