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Un viaggio lungo e appassionato nella fiction all’italiana

Firenze – Ci sono dei libri che associano all’alta densità di un’informazione precisa. organizzata e ben inquadrata nell’evolversi del contesto sociale e culturale, anche un dono impagabile  per chi sa apprezzare il piacere del ricordo. E’ il caso per esempio de “Il Segno del telecomando”, “un lungo viaggio nel mondo della televisione per scoprire come eravamo e come siamo diventati”, come spiega la quarta di copertina (Rai Eri, editore).

Gli autori, Biagio Proietti e Maurizio Gianotti accompagnano il lettore nel mondo dello sceneggiato per la tv, dai primi “originali televisivi”  che fecero conoscere agli italiani grandi capolavori della letteratura internazionale e molte opere di autori italiani, che uscivano così dalla cerchia limitata di troppo pochi lettori acculturati, fino agli ultimissimi popolari prodotti della fiction, alle soap opera e alle sit com.

Il piacere del ricordo scaturisce dal fatto che le storie raccontate di quei romanzoni a puntate, quegli attori, quelle scene, quelle musiche, ci proiettano di botto in una atmosfera di famiglia serena e unita davanti al piccolo schermo in una delle ore che rendevano piacevole stare metaforicamente accucciati al focolare domestico.  Così quei personaggi e quegli interpreti come Alberto Lupo – dottor MansonLydia Alfonsi – Lucia Sanfelice o Gino Cervi – Maigret, o ancora Luigi Proietti – Maresciallo Rocca e Lino Banfi – Nonno Libero (ma ce ne sono tanti altri e sono i migliori attori del teatro e del cinema italiani) sono entrati nel bagaglio della nostra identità, anche loro figure di riferimento minori per chi stava lentamente edificando i tratti principali della personalità.

Proietti e Gianotti lo sanno bene per essere in periodi e con ruoli diversi fra i protagonisti di questa storia. Biagio Proietti è autore e regista di molti sceneggiati che costituiscono altrettante tappe di questa storia della creatività, con grandi successi  ottenuti  insieme a Daniele D’Anza e Diana Crispo nel genere giallo e “fascino del mistero”. Nel libro Proietti racconta in prima persona retroscena ed episodi significativi della sua lunga carriera di scrittore sceneggiatore e regista.

Maurizio Gianotti è uno degli autori di prima fila di Rai1. Per sette anni autore di Unomattina, ora si occupa del programma “La vita in diretta”, dopo essere stato uno degli autori di “Forum” su Canale 5 Mediaset. Studioso e saggista, Gianotti  da tempo approfondisce teorie e tecniche del linguaggio televisivo e della sua evoluzione. Due anni fa ha pubblicato “La tv al tempo del web 2.0” (Armando editore).

Il loro racconto parte dal 3 gennaio 2014, giorno nel quale, alle 14.30, Arrivi e Partenze, trasmissione condotta da un giovanissimo Mike Bongiorno davano il via all’era della tv in Italia. Fino a “Un posto al sole”, soap opera quotidiana che va in onda ininterrottamente dal 21 ottobre 1996 e ha superato le 4mila puntate.

Leggendo le carte di identità degli sceneggiati dei primi anni,  si capisce perché essi erano anche una grande palestra per gli attori che dovevano recitare in diretta destreggiandosi fra i dialoghi, le scene e gli ingombranti cavi delle telecamere. Erano produzioni intelligenti e orientate agli inesperti telespettatori, con intenti sinceri di promozione culturale. Negli anni irrompono le tecniche di fiction internazionali e soprattutto anglosassoni, ma una delle caratteristiche della Televisione italiana – sostengono gli autori – è sempre stata quella di “arrivare secondi, terzi e anche quarti” ma di tentare di superare i limiti del “format” di importazione con un approccio originale, tipico della creatività e della saggezza della Penisola. “Abbiamo capito il fascino di una televisione che, fra tanti errori, ha cercato sempre di dirci qualcosa, di insegnarci qualcosa”, la conclusione degli autori.

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