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Valerio Massimo Manfredi parla del “suo” Ulisse

Firenze – Sebastiano Lo Monaco è in scena alla Pergola di Firenze fino a domenica prossima con Il mio nome è Nessuno – L’Ulisse nella versione di Valerio Massimo Manfredi, che ha scritto la trilogia Il mio nome è Nessuno (Il giuramento-Il ritorno-L’oracolo) con adattamento teatrale di Francesco Niccolini per la regia di Pizzech. Un racconto che “canta” gli eroi, le donne, i viaggi. Abbiamo raggiunto Valerio Massimo Manfredi scrittore, archeologo, topografo del mondo antico di fama internazionale, per rivolgergli alcune domande sul “suo” Ulisse.

Possiamo considerare Odisseo-Ulisse un eroe “moderno” o quando meno trovarvi elementi di modernità?

“Il teatro è un mezzo particolare e sofisticato che può trarre questi elementi di modernità . Sarebbe una forzatura definire “eroe moderno” Ulisse, perché è un personaggio letterario che ha più di 28 secoli e anche di più se consideriamo la tradizione orale. Certo,elementi di modernità ci sono: non è facile adattare un eroe dell’età del bronzo ad epoche successive eppure la sua figura è stata tramandata in ogni epoca dalla letteratura mondiale (da Dante a Joyce ndr) perché le varie generazioni hanno riconosciuto che non era un monolite, tutto re e guerriero ; Ulisse non voleva la guerra , in battaglia una volta viene preso dal panico e fugge . E’ un fine diplomatico che tratta con Priamo . Ma è anche convinto che una volta che si è in guerra è meglio vincerla che perderla e allora mette in campo tutto il suo coraggio e la sua astuzia”.

Insomma, una complessità psicologica, più vicina alla nostra mentalità.

“Certo, i guerrieri micenei sono tutti d’un pezzo, tetgragoni. Lui pensa invece, al piccolo figlio, alla giovanissima sposa, un personaggio con sentimenti umani”

I viaggi di Ulisse hanno un ruolo molto importante nei tuoi libri

“L’Odissea e gli altri poemi del ciclo troiano riprendono motivi tipici della letteratura di viaggi nei quali s’incontrano mostri, giganti, cannibali, isole misteriose e luoghi fantastici… il viaggio all’Ade di Ulisse è stato ripreso spesso, in ogni epoca ed ha influenzato Virgilio e Dante”.

Tra questi topoi, Polifemo ha una sua individualità

“Polifemo è un pretesto letterario per giustificare la persecuzione di Nettuno dio del mare; ma è anche espressione del barbaro che è rozzo, cannibale, che si ubriaca facilmente (dare whisky agli indiani d’America significò portarli all’autodistruzione) . Polifemo ,dunque,è anche un personaggio simbolo di come era narrato il rapporto tra greci e barbari”.

Ne “Il suo nome è Nessuno” si adombra anche un rapporto sentimentale tra Elena e Ulisse

“Mi sono preso una libertà che ha però una sua logica e nasce dall’ammirazione di Elena per Ulisse narrata da Omero. Elena dice di che Menelao è alto, con la voce tonante .Vicino a lui Ulisse sembrava un uomo da nulla, stava seduto, non aveva nemmeno lo scettro ma quando cominciò a parlare le sue parole erano come “ fiocchi di neve d’inverno” : un’immagine molto espressiva”.

Prima di sposare Penelope Ulisse era stato tra i molti pretendenti di Elena ma è durante la guerra che nasce questo rapporto

“E’ un’ammirazione molto forte, quella di Elena.. in mezzo a tanti uomini tutti muscoli lei ammira le parole e il pensiero. Una notte lui si introdusse a Troia travestito da troiano ferito, con il volto insanguinato, Elena lo accolse e gli fece il bagno, un rito cerimoniale di offerta all’ospite ragguardevole. A questo proposito merita ricordare che nell’isola dei Feaci la giovane Nausicaa si offre, con le sue ancelle, di fargli il bagno ma Ulisse si rifiutadicendo che per delle fanciulle vergini non sta bene vedere un uomo nudo. Un gesto di delicatezza e di rispetto”.

La guerra di Troia fu uno scontro memorabile, tra due mondi, che coinvolse Europa ed Asia

“Pietro Boitani l’ha definita in un suo articolo come una prima guerra mondiale. Oltre ai poemi omerici d’erano altri testi del ciclo omerico oggi scomparsi ma che ai tempi di Virgilio si conoscevano e che parlano di aiuti giunti a Priamo dall’Asia e addirittura dall’Etiopia dato che l’Africa allora conosciuta era considerata un’appendice dell’ Asia minore”.

E la trasposizione teatrale rende lo spirito di questi racconti?

“Certo. Uno spettacolo che vale la pena di vedere. Lo Monaco è un attore di drammaturgia classica che trasfonde la potenza delle gesta dell’epica greca e il fascino della cultura greca. Portare un poema di mare su un palcoscenico non è cosa facile ma è un’impresa pienamente riuscita”.

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