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VenerdìLibri/Intervista alla “dottoressa congolese”

Pubblicato alcuni anni fa per le Edizioni dell’Arco, è ritornato all’attenzione della stampa proprio di recente grazie a un profilo – intervista di Cecile Kashetu Kyenge da poco eletta Ministro per l’Integrazione . “Africa qui. Storie che non ci raccontano” raccoglie tredici esperienze di africani “di prima generazione” che in Italia sono riusciti ad affermarsi nel campo lavorativo, sociale, culturale e in ambiti regionali diversi.

Un piccolo ma significativo campione dell’indagine svolta dalla giornalista e scrittrice Stefania Ragusa che getta una luce diversa sul fenomeno dell’immigrazione che troppo spesso passa attraverso le lenti convenzionali e cerca di ribaltare il luogo comune secondo il quale da noi “i neri fanno solo lavori umili.” Stefania Ragusa aveva ascoltato “La dottoressa congolese” a un convegno sulle donne africane dove si era parlato di salute, prevenzione, impegno sociale. Quando decide di scrivere questo libro il primo pensiero va subito a lei e la contatta per posta elettronica. Si incontrano a Modena nella sua casa, dove vive con il marito, ingegnere italiano, e due figlie. Cecile Kashetu Kyenge è nata nel villaggio di Kienge, vicino a Lubumbashi, capitale del Katanga, una regione della repubblica Democratica del Congo, vive in Italia dal 1983 e all’epoca dell’intervista era medico, professione che in tempi recenti è stata lasciata per dare spazio al suo impegno nel sociale, portavoce del Comitato Primo Marzo e poi eletta deputato nelle file del Pd alle ultime elezioni politiche.

Quando finisce la scuola superiore,agli inizi degli anni’80, desiderava rimanere nel suo paese e iscriversi a Medicina, ma non è così semplice. All’epoca, nell’ex Zaire, come in molti paesi dell’Africa post coloniale, viene deciso dall’alto il corso che uno studente deve frequentare all’università. Tramite il vescovo il padre viene a sapere che l’Università Cattolica di Roma mette a disposizione tre borse di studio per studenti congolesi meritevoli. Dopo un periodo di difficoltà dovuto a una serie di sfortunati eventi, riesce a sostenere l’esame di ammissione a Roma, ma questa volta deve lavorare per mantenersi agli studi, può fortunatamente contare anche su imprevisti aiuti economici. Lavora, studia, ma il suo pensiero è sempre per il suo paese, spera di ritornarci da medico e in particolare da oculista, visto che là non ve ne sono. Di lì a poco conoscerà l’uomo che poi diventerà suo marito, mentre la situazione difficile del suo paese alla fine degli anni Ottanta, sono i due elementi che le faranno cambiare idea. Il suo primo incarico come oculista è del 1994 e nel 1997 è all’ospedale di Reggio Emilia. In Congo fonda l’associazione Dawa, in swahili “benessere”, dedicata ad iniziative interculturali in Italia ed interventi sanitari e sociali in Africa. Durante il suo impegno politico nella circoscrizione del suo comune si è occupata di cooperazione internazionale “ Non avrei accettato di occuparmi solo di immigrati, come spesso viene chiesto agli stranieri. Lo avrei ritenuto squalificante. La cooperazione è un ambito molto ampio.” – “ Ho deciso di fare politica perché lo considero un passaggio essenziale per l’integrazione e la costruzione di una società multietnica e perché, ci piaccia o meno, oggi dalla politica occidentale dipendono una serie di cose che riguardano le sorti del mondo intero”. Il resto è storia di questi giorni e di quelli che verranno.

Africa qui. Storie che non ci raccontano

Stefania Ragusa

Edizioni dell’Arco

Pag. 128

Euro, 6,90

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