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Viaggio nell’enogastronomia con la musa Gastrea

Firenze – È il 10 luglio del 2047 quando tra filari di olivi e viti a Poggio d’Oglio, in un “rifugio altissimo, remoto, quasi irreale” sulle colline del Mugello, il giornalista Albert Spenlow intervista Giovanni Lodovici, 120 anni appena compiuti e autore del noto “Gastrea e la tavola di domani”: un libro che, dopo oltre trent’anni dalla prima pubblicazione, è stato tradotto in 22 lingue, venduto in trenta milioni di copie e unanimemente riconosciuto come testo storico della rivoluzione enogastronomico-sociale nata attorno al 2020 e conclusasi nel 2027 con l’adesione di tutti i popoli della terra alla “Organizzazione per il benessere dell’umanità”.

Con questa finzione, e un’intervista immaginaria, si chiude un libro colto e arguto in cui Gastrea, musa dell’ottava arte, accompagna l’autore in un romanzo-viaggio di enogastronomia che spazia tra sapienza culinaria, ricette e tradizioni toscane, riferimenti culturali, piccoli racconti di vita vissuta: nelle esperienze di convivialità legate alla professione che, dirigente d’azienda, lo hanno portato nei templi della ristorazione, ma anche attorno al desco familiare, negli anni della fanciullezza trascorsi in contatto col mondo contadino, in giornate di pesca col “giacchio” alla foce del Serchio o di caccia nei boschi a “Bacìo” – cioè a nord, anziché a “Solatìo” cioè a mezzogiorno, secondo due bellissimi vocaboli in uso nella nostra regione – ombrosi come la selva del sommo poeta.

Riprovevoli abitudini e convinzioni assolute, la tavola come conquista sociale, l’extravergine di fattoria e il rito del frantoio, il V.V. (vino vero) che sta al cibo come l’accompagnamento sta alla melodia, gli insaporitori, l’esaltazione del pomo d’oro il cui avvento segnò l’inizio di una nuova era; nonché gli accoppiamenti tra componenti alimentari e le ricette più care all’autore, sparse nel variegato conversare, danno corpo al volume, scritto con sottile ironia e mano leggera.

Tra cibreo e fricassea, panzanella e minestra di pane, profumi di basilico, finocchio selvatico e nipitella, arte del friggere e accorgimenti segreti, fino al menu per una cena di gala, il lavoro di Lodovici è anche un omaggio a Pellegrino Artusi, gastronomo, scrittore e critico letterario, che scelse Firenze come patria di elezione per comporre la sua “arte di mangiar bene”.

Rivolto a lettori che nell’ottava arte, quella dell’enogastronomia, vedono una fonte di “godimenti così elevati” da poterli affiancare alle sensazioni che regalano la musica, la poesia e l’arte in senso lato, “Gastrea e la tavola di domani” è introdotto da un personalissimo commento di Annie Feolde Pinchiorri, chef dell’omonima enoteca.

Giovanni Lodovici, Gastrea e la tavola di domani, Edizioni Polistampa 2016, pp. 271, euro 18.00

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