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Arance che passion! STAMP Blog - Cucina

Cucinare è in un certo qual modo attività molto simile a quella di funamboli e giocolieri, nel senso che equilibrio e destrezza giocano un ruolo fondamentale per il buon risultato, ma come leggerete fra poco, in qualche caso anche lavoro da certosini!

Un rito quotidiano durante il periodo invernale, al mattino dopo colazione, e al quale non rinuncio è quello di farmi una bella spremuta di un paio di arance. Una buona spremiagrumi elettrica piazzata sul banco di cucina, rende la cosa piuttosto semplice e veloce, cosa non irrilevante quando si ha fretta di uscir di casa. Sarà perché mi piace assai, e forse anche un po’ per suggestione, ma quel bicchiere di succo colorato, a volte aspro a volte dolce, mi dà quella carica che parto di slancio … detto così ammetto che assomiglia molto ad una pubblicità televisiva, ma vi assicuro che quando mi capita che, con troppi pensieri nella testa, me ne dimentico, più tardi rendendomene conto mi sento come quando ti scordi la sciarpa di lana e un vento gelido ti entra dal bavero del cappotto, fastidiosissimo! Insomma ognuno ha le sue fissazioni, questa se non altro è una di quelle che fanno bene.
Infatti le arance di proprietà ne hanno da vendere, nella polpa, nella scorza e perfino nella parte bianca sotto la scorza, che sempre cerchiamo di evitare di mangiare sbucciando le arance con cura, e a ragion veduta peraltro perché di nessun sapore particolare, ma che invece contenendo fibra alimentare solubile, regola l’assorbimento degli zuccheri, dei grassi e delle proteine. Le qualità fondamentali sono note a tutti, sono ricche di vitamine a cominciare dalla C in primis e poi la A e il gruppo B, rendendo il loro consumo consigliato, appunto, quotidianamente nella quantità di almeno 2 arance … e quando tornate a casa dopo una cena esagerata, dove la vostra irrefrenabile golosità vi ha fatto oltrepassare i limiti, prima di infilarvi sotto le lenzuola con il rischio, anzi direi con la certezza di passare una notte da incubo, fatevi un bel decotto di scorzette di arance che oltre ad essere gradevole vi consente magari di digerire quel cinghiale intero che vi siete spolverato!
E sempre in tema, e fissato come sono contro gli sprechi alimentari, sapete cosa mi è venuto in mente? La Battaglia delle Arance! Che dal punto di vista coreografico è senza dubbio qualcosa di sensazionale, ma quando ne vedo qualche immagine in un reportage, mi piange il cuore e penso a quante cose buone si sarebbero potute fare con tutta quella quantità. Lo so, non si possono “uccidere” le tradizioni popolari e le feste storiche, e se si pensa alle tonnellate di arance che tutti gli anni i poveri agricoltori siciliani sono costretti a far marcire sulle piante, perché vengono strozzati da un mercato (chiamiamolo così!) che gliele paga un niente, beh è senz’altro molto più triste. Insomma non vorrei sembrare come gli animalisti, che non farebbero più correre il Palio di Siena, distogliendo l’attenzione da temi più seri come gli animali da pelliccia, la vivisezione e l’abbandono di cani e gatti.
Ma vedete voi dove sono andato a finire partendo dalle arance! Torniamo in tema; la Battaglia delle Arance, si disputa al carnevale di Ivrea in Gennaio, e che cosa c’entrano le arance di Sicilia con Ivrea che è in Piemonte? Niente, infatti ho letto che anticamente si usavano i fagioli, che due volte l’anno il feudatario regalava alle famiglie povere, e che queste per protesta le gettassero per le strade. Poi si narra che dall’ottocento in poi i fagioli vennero gradatamente sostituiti dalle arance, anche se mi sa che nessuno ha mai capito veramente perché. Se volete saperne di più sull’evento, che peraltro ha regole precise come in tutti i giochi storici che si rispettino, andate a cercare sulla rete; resta comunque per strada una grande quantità di marmellata … già la marmellata di arance! Per me, e non solo, forse la più buona tra tutte le marmellate.

La mia Marmellata di Arance

Ingredienti: 20 arance, 2 limoni, zucchero di frutta a piacere, più buono del solito zucchero e con migliore capacità dolcificante (io questa volta ne ho messo mezzo kg perché mi piace abbastanza aspra)

Come vi avevo avvisato, qui di pazienza ce ne vuole una bella quantità, non solo per la preparazione ma anche per la cottura, ed è solo il piacere di godere del risultato che non ci fa rinunciare dal ripetere con ritualità tutti gli anni. Non vi spaventate, non è complicato ma solo un po’ noioso.
Dal momento che è difficile trovare arance non trattate in superficie, si inizia con pulire le arance con alcool puro per togliere la ceralacca usata per renderle brillanti (stupida pratica commerciale, fra l’altro sono molto più belle opache), dopo di che si sciacquano. Con un pelapatate si ricava tutta la scorza di arance e limoni, si affetta a strisce e si tiene da parte. Adesso si toglie circa 2/3 di bianco che sta sotto la scorza, poi si tagliano arance e limoni in otto pezzi ciascuno e si mettono assieme alle scorze in una pentola inox (la migliore perché non si attacchino in cottura). Si compattano bene e si versa acqua fino che non emerge in superficie. Si lascia il tutto coperto a riposare per 24 ore, dopo di che si inizia la cottura; si porta ad ebollizione, si abbassa il fuoco e girando di quando in quando si va avanti fino a quando il composto non si è addensato, scurito e comincia pericolosamente a scoppiettare. La mia amica Paola mi ha detto che ci mette anche una mela sbucciata per far sì che si addensi più velocemente, e non mi è sembrata per niente una cattiva idea. Infatti, tanto per tornare al lavoro da certosini, la cosa più demoralizzante è proprio quella che dopo ore sembra ancora un gran brodo invece di una marmellata. A questo punto aggiungete lo zucchero di frutta e qui si deve rimanere sul pezzo, come si dice, altrimenti si attacca che è un piacere! Raggiunta la densità giusta da marmellata (tenete presente che quando raffredda si rapprende anche un po’) si invasetta ancora bollente fino a 5 mm dal bordo, si chiude bene, si mette di nuovo in pentola i vasetti coperti di acqua calda e si porta ad ebollizione. Dopo 5 minuti si spegne il fuoco e si lascia raffreddare per poterli tirarli fuori. Così si conservano a lungo senza problemi.

Fateveli durare fino al prossimo inverno … se ci riuscite!

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About Author

Nasco a Firenze nel 1952 sotto il segno della bilancia. Nel corso degli anni di studio che mi hanno portato a diventare architetto, vista la priorità che mi ero posto di essere presto indipendente, mi sono lanciato in avventure di lavoro in ambito grafico, editoriale e pubblicitario. Negli anni 75-85, lavorando assieme ad amici in studi di consulenza, mi sono formato nell’ambito della progettazione editoriale e della comunicazione aziendale. Nel 1987 ho fondato assieme a colleghi una società per mezzo della quale ho sviluppato ulteriormente l’esperienza professionale acquisita, iniziando parallelamente anche ad occuparmi di architettura e design. Vivo in campagna da più di vent’anni circondato da felini. Con grande passione per le opere manuali, mi diletto a costruire di tutto, con particolare attenzione al recupero dei materiali. Amo lo sport, in particolare lo sci e il tennis, e tutte le espressioni artistiche. Gli autori che hanno lasciato il segno: Albert Camus e Thomas Bernhard. Da sempre, quotidianamente, mi diletto in cucina ad architettare nuovi sapori.

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