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Etica a tavola e consumo critico STAMP Blog - Cucina

Forse vi state chiedendo – ma anche dopo una lunga giornata, seduto finalmente a tavola per godermi una buona cena, devo pormi problemi di etica e domandarmi in che cosa sto sbagliando? La risposta è sì. Oggi ce lo dobbiamo chiedere per più di un motivo.

Ce lo dobbiamo chiedere, perché è importante per la nostra salute ma anche per non favorire regole di mercato irresponsabili; dobbiamo sapere da dove arriva la carne che ci accingiamo a mangiare e da quale tipologia di allevamento, come sono state prodotte e dove un insalata, una verdura o una bottiglia di vino. Vero, non dobbiamo neanche esagerare altrimenti ci passa pure la fame, ma è davvero necessario tenere in mente che solo noi consumatori, ponendoci sempre più in modo critico nei confronti della produzione dei generi alimentari, saremo in grado di far cambiare le regole del gioco. Questa è la nostra grande arma, sfruttiamola.
Certamente quando ci giunge notizia delle condizioni di vita (e di morte!) degli animali in alcuni allevamenti, viene naturale reagire pensando possa essere una soluzione diventare vegetariano e non parlarne più. Ma come sapete già dai miei precedenti articoli, il mio orientamento è tutt’altro: non è un problema di coscienza personale, ma un problema collettivo. E poi non riguarda appunto soltanto gli allevamenti. Per poter vendere verdure fuori stagione sappiamo oramai quali sono le regole dell’agricoltura intensiva, con l’uso di fertilizzanti, pesticidi e quant’altro.
Ricordate la storia della mucca pazza? In nome dello status simbol del benessere “carne per tutti, tutti i giorni, a prezzo basso” si alimentavano gli erbivori con mangimi a base di farine di ossa! Speriamo tutto ciò sia almeno servito a stimolare un’alimentazione più corretta; è risaputo che di carne è bene mangiarne poca e poco spesso, privilegiando qualità a quantità. E così via raccontando, quante ne potremmo ricordare di storie simili a questa!
Quindi senza farci venire il mal di testa, portiamoci gli occhiali o la lente di ingrandimento quando andiamo a far la spesa e leggiamo le etichette dei prodotti, sosteniamo produzioni locali facilmente controllabili, prediligiamo la filiera corta, in poche parole diventiamo parte attiva e smettiamo di essere consumatori passivi.
E a proposito questa settimana riparliamo di mare, che è la mia passione come sapete, ed in particolare di “pesce dimenticato” che tradotto significa poi pesce azzurro: un’iniziativa di Regione Toscana e Unioncamere dello scorso gennaio per la valorizzazione, in tempi di crisi, di un pesce cosiddetto povero ma molto salutare perché ricco di omega 3. Ecco perché in questo periodo a fine pomeriggio non riuscivo mai a trovare sarde & co … mannaggia! Svelato il mistero. Un progetto pensato per sostenere la filiera del pesce a km zero, riportare sulle tavole l’identità toscana contro le mode attuali del cibo fashion, tipo sushi e simili, e costruito a base di serate a tema organizzate in diversi ristoranti e gestite da chef famosi che illustravano preparazioni e cottura.
Sabato per fortuna, due begli sgombri li ho trovati, il pesce azzurro è troppo buono e questa è una ricetta che per chiamarla ricetta ci vuole tutto il mio coraggio … ma va bene per chi dice sempre “ah, io il pesce non lo so cucinare!”

Sgombri e basta

Ingredienti: uno sgombro a testa, sale, aglio, rosmarino e nient’altro.

L’acquisto dello Sgombro, detto anche Lacerto o Maccarello, in questo caso rappresenta un’acquisto sostenibile, in quanto prodotto dei nostri mari; ma non dimentichiamo che è tuttora in atto una “guerra dello sgombro” in sede UE per il raggiungimento di un accordo con Norvegia e Isole Faroe per la disciplina della pesca di questa specie nell’Atlantico nord-orientale, dove a detta dei biologi, il pescato supera del 50% la soglia del consentito per non rischiare l’estinzione. La battaglia proseguirà quest’anno a colpi di sanzioni, vedremo come va a finire.

Ma passiamo ai fornelli, anzi ai forni. La cottura è qualcosa di elementare. Vi sarete fatto eviscerare il pesce naturalmente, quindi salatelo dentro e fuori, mettete uno spicchio d’aglio tritato nelle viscere assieme ad un rametto di rosmarino … e niente olio! Riscaldate il forno a 160° e mettete i pesci in una teglia da forno antiaderente oppure, se l’avete, all’interno di una griglia da brace sopra la teglia in modo da poterli girare più facilmente. Dopo 10 minuti circa accendete il grill e fateli rosolare 5 minuti circa per parte. Pronti! State solo attenti a non cuocerli troppo, altrimenti si asciugano troppo e perdono la loro morbidezza, i tempi di cottura dipendono ovviamente dalla taglia.
Lo sgombro è un pesce molto saporito e una volta tolta la pelle, che potete in verità anche mangiare soprattutto se croccante, lo potete gustare così senza niente, oppure condire a piacere con olio e.v. di oliva a crudo, limone, pepe. Un rosso leggero e giovane andrà benissimo per accompagnarlo così come una buona vernaccia.

E se per caso avete un camino … lasciate perdere il forno!

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About Author

Nasco a Firenze nel 1952 sotto il segno della bilancia. Nel corso degli anni di studio che mi hanno portato a diventare architetto, vista la priorità che mi ero posto di essere presto indipendente, mi sono lanciato in avventure di lavoro in ambito grafico, editoriale e pubblicitario. Negli anni 75-85, lavorando assieme ad amici in studi di consulenza, mi sono formato nell’ambito della progettazione editoriale e della comunicazione aziendale. Nel 1987 ho fondato assieme a colleghi una società per mezzo della quale ho sviluppato ulteriormente l’esperienza professionale acquisita, iniziando parallelamente anche ad occuparmi di architettura e design. Vivo in campagna da più di vent’anni circondato da felini. Con grande passione per le opere manuali, mi diletto a costruire di tutto, con particolare attenzione al recupero dei materiali. Amo lo sport, in particolare lo sci e il tennis, e tutte le espressioni artistiche. Gli autori che hanno lasciato il segno: Albert Camus e Thomas Bernhard. Da sempre, quotidianamente, mi diletto in cucina ad architettare nuovi sapori.

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