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Io credo che almeno l’80% delle preparazioni della tradizione gastronomica mediterranea, non sarebbe possibile senza di lui, l’Aglio, certamente il più gettonato nelle nostre cucine tra le piante a bulbo; come si dice, se non ci fosse … bisognerebbe inventarlo!

Che cosa sarebbe la fettunta, pezzo forte della tradizione toscana in autunno, con l’olio novo ma senza l’aglio strusciato sulle fette di pane? Io devo stare attento a strusciarne molto perché ho problemi a digerire l’aglio crudo, e invidio tanto quelli che questo problema non ce l’hanno, perché in realtà il sapore dell’aglio crudo è davvero fantastico.
Non contento di essere buono in cucina, l’aglio possiede anche importanti proprietà terapeutiche, tant’è che lo troviamo come componente di tanti farmaci; è ottimo contro l’ipertensione, i parassiti intestinali, è un antiossidante, fa bene anche per combattere influenze e raffreddori, è un disinfettante, che volete di più … secondo me è anche un antidepressivo, infatti avete visto mai commensali tristi dopo uno splendido spaghettino, aglio, olio e peperoncino?
E come farebbe un provenzale a preparare la salsa Aioli, senza l’aglio? Una sorta di maionese con l’aglio, con la quale si usa guarnire verdure e carni lesse o grigliate. Oppure chiedete ad un greco di prepararvi lo Tzatziki, e mentre è al lavoro ditegli che non avete l’aglio … non vorrei essere in voi!
L’elenco di quei piatti che senza l’aglio non hanno senso è infinito … fate aprire le vongole senza un trito d’aglio? E nella pappa col pomodoro quanto ce ne mettete?
E via così, ma se vi state chiedendo perché oggi ce l’ho con l’aglio, beh un motivo in verità c’è, ed è come sempre legato alla stagione che stiamo attraversando. Intanto credo che a momenti dovremmo trovare in vendita l’aglio fresco, che è una vera delizia primaverile, non ricordo di averlo ancora visto ma non tarderà a fare la sua comparsa. Ma per chi ha voglia di recarsi in campagna (scusate, io ci vivo!) a fare due passi in vigneti e oliveti, è il momento di fare una gran raccolta di aglio selvatico!
Armatevi di pazienza, di un cestino e soprattutto di una paletta. Se siete fortunati che è appena piovuto abbondantemente, la terra è morbida e quindi è più facile estrarre la pianta con i bulbi, ma nella maggior parte dei casi se tirate senza prima aver scalzato il terreno vi resta in mano solo lo stelo con i fiori, che potrete certamente mettere nel vaso perché sono anche belli, ma l’aglio vi è rimasto sotto terra. Non dovrete cercare molto, se siete nel posto giusto in questo momento ce ne sono tantissimi, ed in mezzo ai campi d’erba alta sono inconfondibili con i loro fiori a ombrello bianco-rosati, e poi il profumo! Ne è stato “avvistato” uno anche nella Primavera del Botticelli ai piedi di una delle Tre Grazie … come per dire che non è da ieri che crescono spontanei in natura.
Forse vi ho scoraggiato, e allora vediamo se vi stimolo nuovamente raccontandovi il mio esperimento di oggi.

Sformatini di patate novelle con pesto di aglio selvatico e rucola

Ingredienti per 4 sformatini: due grosse patate novelle (gr 400 circa), 2 uova, una tazza grande di parmigiano grattugiato, sale, pepe nero – per il pesto: otto bulbi di aglio selvatico (ogni bulbo grande circa come 1 spicchio d’aglio classico), una scodella colma di rucola, 2 cucchiai di olio e.v. d’oliva, mezzo bicchiere di latte di soia (o di latte) – per gli stampini: 1 cucchiaino di burro, 1 cucchiaio di pangrattato.
Strumenti: 4 stampini a cono di circa 7 cm di diametro

Sbucciate le patate e tagliatele a striscioline con la grattugia a fori larghi, mettetele in un pentolino con l’acqua salata e lessatele al dente, quindi scolatele bene e lasciatele intiepidire in una ciotola. Aggiungete le uova intere, una bella macinata di pepe e il parmigiano, mescolate fino ad ottenere un impasto omogeneo. Imburrate gli stampini, rivestiteli con il pangrattato e riempiteli con l’impasto. Preparate il forno a 200° e cuoceteli a bagnomaria per circa 40 minuti.
Nel frattempo preparate il pesto. Sbucciate con pazienza i bulbi d’aglio selvatico, tritateli finemente e metteteli a scaldare dolcemente in un padellino con l’olio; dopo 5 minuti aggiungete la rucola tritata fine e il latte di soia, girate e fatelo asciugare quasi tutto prima di spengere il fuoco.
Tirate fuori dal forno gli sformatini e fateli calare di temperatura, prima di sformarli sui piatti di portata guarniti in sommità con un cucchiaio colmo di pesto appena preparato.

Ah dimenticavo! Ci tiene anche lontani i vampiri, e di questi tempi …

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About Author

Nasco a Firenze nel 1952 sotto il segno della bilancia. Nel corso degli anni di studio che mi hanno portato a diventare architetto, vista la priorità che mi ero posto di essere presto indipendente, mi sono lanciato in avventure di lavoro in ambito grafico, editoriale e pubblicitario. Negli anni 75-85, lavorando assieme ad amici in studi di consulenza, mi sono formato nell’ambito della progettazione editoriale e della comunicazione aziendale. Nel 1987 ho fondato assieme a colleghi una società per mezzo della quale ho sviluppato ulteriormente l’esperienza professionale acquisita, iniziando parallelamente anche ad occuparmi di architettura e design. Vivo in campagna da più di vent’anni circondato da felini. Con grande passione per le opere manuali, mi diletto a costruire di tutto, con particolare attenzione al recupero dei materiali. Amo lo sport, in particolare lo sci e il tennis, e tutte le espressioni artistiche. Gli autori che hanno lasciato il segno: Albert Camus e Thomas Bernhard. Da sempre, quotidianamente, mi diletto in cucina ad architettare nuovi sapori.

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