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Quando il vin non è più mosto, il marron è buono arrosto STAMP Blog - Cucina

Tempo di raccolta di castagne e marroni, i frutti che hanno garantito secolo dopo secolo la sopravvivenza per intere popolazioni montane … e se andiamo avanti così chissà che non le debbano salvare ancora una volta!

Cultura, quella della castagna, talmente radicata nel nostro paese, che spiega bene il motivo dei tanti proverbi e modi di dire in proposito; “cavar le castagne dal fuoco”, “preso in castagna”, ” a San Martino castagne e vino” e così via.
Ma prima di andare a celebrare questo prezioso frutto, ricordiamo la differenza tra castagne e marroni: la castagna è il frutto di castagni selvatici, il marrone è il frutto di castagni “migliorati” attraverso innesti, è più grosso, più dolce e profumato, quindi più pregiato. La coltivazione dei marroni, si può definire la coltivazione biologica per eccellenza, in quanto i castagni si nutrono di ciò che il bosco mette loro a disposizione, e nei boschi di castagno non viene impiegato nessun fertilizzante chimico o antiparassitario. Insomma una buona volta prendiamo esclusivamente quello che la natura ci regala!
Inoltre mi preme sottolineare altri due ricadute per niente trascurabili: la raccolta dei frutti impone la cura dei castagneti e dei marroneti, il che significa tenere pulito il sottobosco, togliendo rami secchi caduti a terra, alberi morti e diradando le piante, questo garantisce un basso rischio per gli incendi boschivi e il dissesto idrogeologico … e proprio in questi giorni ancora una volta stiamo tristemente constatando gli effetti devastanti dell’incuria … Lunigiana e Liguria insegnano!
Torniamo alle celebrazioni che è meglio. Siamo adesso nel bel mezzo del periodo per questo regalo dei nostri boschi, perciò non potevo perdere l’occasione per parlarne. Conviene sicuramente approfittare del frutto fresco per goderselo, dalle bruciate alle ballotte, entrambi ricchi dessert accompagnati da del buon rosso. Poi si sa, l’inverno è lungo, e con la farina di castagne, ben conservata, di elaborazioni ne potremo mettere in piedi tante e tanto buone.
Spero per voi che vi siate potuti concedere escursioni nei fine settimana nelle località dove ritualmente in questa stagione si celebra la castagna in feste e sagre; Amiata, Garfagnana, Mugello, Casentino … la Toscana è ricca di luoghi dove andare ad assaporare questa antica tradizione gastronomica.
Prima di passare alla ricetta, qualche istruzione per l’uso, banale ma molto importante per non rimanere delusi. Se acquistate le castagne, ricordate che è rischioso lasciarle al caldo dell’appartamento per molti giorni, perché ci troverete dentro quel piccolo baco che ha iniziato a mangiarsela prima di voi. Quindi o le consumate subito, nel giro di pochi giorni, ma se volete rimandare il consumo dovrete metterle a bagno nell’acqua per qualche giorno, poi asciugarle e riporle in luogo fresco e asciutto. La farina di castagne è più facile da conservare, in un bel vaso di vetro, ma sempre in luogo fresco e asciutto; finitela prima dell’inizio dell’estate altrimenti fa da cibo a qualche altra creatura, e in ogni caso diventerà amara. Infine, le castagne sono un alimento completo, ricco di sali minerali, vitamine e carboidrati, quindi è consigliabile considerarle come una portata principale del pasto.
Bene, eccoci alla ricetta che questa volta sono andato a ripescare nei ricordi dell’infanzia

Frittelle di farina di marroni

Di questa ricetta trovate versioni sia nella letteratura sia in rete, ma in casa mia si faceva così, e così almeno una volta nell’inverno la rifaccio anch’io.

Ingredienti per 4 commensali: farina di marroni gr 250, uva sultanina gr 100, un cucchiaio di olio e.v. di oliva, sale, ricotta di pecora gr 100, olio di semi di arachide per friggere

Mettete l’uva sultanina in acqua tiepida fino a che si sarà idratata, quindi asciugatela. Setacciate la farina in una ciotola passandola da un colino, e aggiungete acqua sufficiente a formare una pastella fluida; se alla fine si formano grumi  girate il composto energicamente con una frusta. Unite l’olio, l’uvetta e un bel pizzico di sale. Mettete l’olio di arachide in una padella fino ad una altezza di circa 1 cm 1/2 e scaldatelo. Se avete un termometro da cucina è molto meglio perché potete controllare la temperatura che non deve superare i 150°.
Mescolate la pastella e versate un cucchiaio di impasto nell’olio bollente, e poi uno dopo l’altro a formare frittelle e iniziate a friggere il primo turno, giratele una o due volte e scolatele su carta da cucina quando saranno di un bel colore marrone … poi via con i successivi round!

Gustatele calde ricoperte di uno strato di ricotta e accompagnate da un bianco passito!

Nella foto di questa settimana, la simpatica mascotte di un azienda francese nell’Ardéche, che produce una fantastica Créme de Marrons, della quale ero solito fare incetta assieme al mio amico Ale, al ritorno dalle settimane di sci nella Savoia francese.

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About Author

Nasco a Firenze nel 1952 sotto il segno della bilancia. Nel corso degli anni di studio che mi hanno portato a diventare architetto, vista la priorità che mi ero posto di essere presto indipendente, mi sono lanciato in avventure di lavoro in ambito grafico, editoriale e pubblicitario. Negli anni 75-85, lavorando assieme ad amici in studi di consulenza, mi sono formato nell’ambito della progettazione editoriale e della comunicazione aziendale. Nel 1987 ho fondato assieme a colleghi una società per mezzo della quale ho sviluppato ulteriormente l’esperienza professionale acquisita, iniziando parallelamente anche ad occuparmi di architettura e design. Vivo in campagna da più di vent’anni circondato da felini. Con grande passione per le opere manuali, mi diletto a costruire di tutto, con particolare attenzione al recupero dei materiali. Amo lo sport, in particolare lo sci e il tennis, e tutte le espressioni artistiche. Gli autori che hanno lasciato il segno: Albert Camus e Thomas Bernhard. Da sempre, quotidianamente, mi diletto in cucina ad architettare nuovi sapori.

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