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A Pisa “Io, Don Chisciotte”: Monteverde rilegge il mito

Pisa – Il Teatro Verdi di Pisa si prepara ad accogliere il ritorno di uno dei coreografi italiani più applauditi, Fabrizio Monteverde che, con “Io, Don Chisciotte”, segna il suo ritorno al Balletto di Roma in occasione dei sessant’anni dalla fondazione. Lo spettacolo va in scena sabato 8 febbraio (ore 21.00) come terzo titolo della stagione di Danza, a cura del direttore artistico Silvano Patacca, e organizzata in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo onlus.

Da sempre autore sensibile alle suggestioni letterarie e teatrali, Monteverde, esponente di una generazione di talenti esplosa negli anni Novanta, svolge da oltre trent’anni un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile. In questa versione del romanzo spagnolo di Cervantes il protagonista non smette di incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti. Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, ci sono i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte, poeta, folle, mendicante come quello immaginato dal coreografo, con il suo sguardo strabico sulla realtà, conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo.

“Io, Don Chisciotte” rappresenta la rivincita del senso individuale contro il dominio dell’astratta universalità delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di Sancho Panza. Alla fine dello spettacolo ci sarà anche l’incontro-conversazione con la compagnia, un invito rivolto allo spettatore affinché possa fermarsi, condividere le proprie sensazioni o semplicemente lasciarsi guidare dal critico di danza e giornalista Silvia Poletti tra le sfumature dello spettacolo appena visto.

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