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Alle origini del Valzer

Ma il valzer ha un’origine tutt’altro che aristocratica e sicuramente incerta, sebbene studiosi di tutto il mondo si siano affannati a rivendicarne una sorta di primogenitura geografica. I francesi lo fanno derivare dalla Volta, i tedeschi dall’Allemanda oppure dal Dreher o dal Landler: balli tra loro diversi ma legati dalla caratteristica di essere danze popolari in cui la coppia chiusa volteggia su ritmo ternario.
La coppia chiusa, appunto, che ha fatto sì che il valzer rivoluzionasse il mondo della danza, e fosse a lungo considerato amorale dai benpensanti per lo stretto contatto fisico che sfuggiva alla logica del corteggiamento e galanteria proprie di danze come la Gavotta, la Giga o il Minuetto. Tanto è vero che in Inghilterra, passando attraverso il Boston e l’Hesitation, fu reso meno disdicevole rallentandone il ritmo e dando così vita al Valzer inglese.
Oggi i tipi di valzer sono due: il viennese e l’inglese. Entrambi appartengono alle Danze standard, ma il primo ha una velocità doppia dell’altro.
Esiste poi il Valzer lento, variante italiana dell’inglese, proprio delle sale da ballo.
Non codificato è il Musette, elaborato dal popolo francese agli inizio del ‘900 in contrapposizione alla solennità del viennese e così chiamato perché inizialmente suonato con la musette, una specie di cornamusa poi caduta in disuso in favore della fisarmonica. Alcuni considerano Domino di Ferrari il valzer musette più bello in assoluto, ma rimane indimenticabile La vie en rose  di cui Edith Piaf fu autore ed interprete, malinconico e struggente inno del ritorno alla vita del dopoguerra. 

Nella foto Alessandro Lippi e Giada Carabellese

          

 

 

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