energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Balliamo, balliamo, balliamo, o siamo perduti: l’irriproducibilità della danza e Pina Bausch in 3D

Fu nel 1985 che Wenders vide per la prima volta alla Fenice di Venezia “Café Müller” (1978) di Pina Bausch, su musica di Henry Purcell, spettacolo-manifesto del Tanztheater Wuppertal e unica opera del suo ampio repertorio in cui l’artista appare in scena.
Nacque non solo un’amicizia, durata fino alla scomparsa della Bausch nel 2009, ma anche l’idea di fare un film insieme. Progetto mai conclusosi per l’incapacità, dichiarata dal regista, di trovare un mezzo che potesse rappresentare cinematograficamente quel “teatro della danza” che ha indicato nuove strade alla dinamica ed espressione corporea e all’arte scenica.
Finché Wenders, vedendo il dvd di un concerto degli U2, non colse le potenzialità del 3D: “con il 3D il nostro progetto si poteva realizzare! Solo così, incorporando la dimensione dello spazio, potevo tentare di portare sul grande schermo il teatro-danza di Pina”, ha raccontato.
Era il 2008, Wenders e la Bausch scelsero insieme alcune coreografie per il film, “Le Sacre du printemps”, “Café Müller” “Vollmond” e “Kontakthof” e lavorarono al progetto per un anno e mezzo, ma,  due giorni prima delle prove per le riprese, la coreografa morì. 
Tutto si è fermato, il regista ha attraversato un periodo di lutto e di riflessione e pensato anche di abbandonare il progetto temendo di fare un’opera agiografica, finché, spinto anche dai ballerini del Tanztheater Wuppertal, non comincia a rielaborarlo: non più un film su Pina Bausch ma un film per Pina Bausch, che utilizzasse però quanto era stato fatto insieme. E, soprattutto, la tecnica del cinema tridimensionale a cui lo stesso Wenders attribuisce gran parte del risultato finale per la sua capacità di "entrare" dentro le cose e le azioni.
La danza è un’arte che si vive e si perde nel momento stesso in cui si guarda, è totalmente sincronica e sfugge per sua stessa natura ad essere fermata in un’immagine che non può rendere la plasticità di un gesto o l’espressività di un volto. E quando anche fosse possibile, quel gesto e quel volto vanno visti nella dimensione dello spazio e nella sequenza prospettica di tutto il ballo che, seppur replicato non sarà mai lo stesso. L’effimero della danza e la sua non riproducibilità hanno reso ancora più complesso il lavoro di realizzazione del film.
Le quattro pièce della Bausch sono state eseguite e registrate dal vivo senza interruzioni sul palco del Teatro dell’Opera di Wuppertal, in alcuni casi presente il pubblico, escludendo le ripetizioni tipiche della tecnica cinematografica. Così come le cineprese sono state messe tra i ballerini, quasi danzando con loro.
Il film è girato a Wuppertal, la città in cui la coreografa ha vissuto fin dal 1973 e Wenders ha girato in quello stesso anno “Alice nelle città”: la ricerca di Pina si snoda così nei suoi luoghi, attraverso le sue opere ed i suoi bravissimi ballerini che danzano, oltre alle quattro pièce, performance elaborate sui loro ricordi personali dell’artista scomparsa.
Sullo schermo anche immagini e file audio che ritraggono la Bausch in vari momenti della sua vita.
Wenders nel 2008 durante il suo intervento per la consegna del Premio Goethe, assegnato dalla città di Francoforte a Pina Bausch, ha detto: “ Il movimento in sé non mi aveva mai emozionato, lo davo per scontato. Uno si muove, e basta. Tutto si muove. Solo attraverso il Tanztheater di Pina ho imparato ad apprezzare movimenti, gesti, pose, comportamenti, il linguaggio del corpo, e a rispettarli. Ogni volta che vedo una sua coreografia, anche per la centesima volta, resto come folgorato e ri-imparo che la cosa più ovvia e più semplice è anche la più commovente: custodiamo un tesoro nel nostro corpo! La capacità di esprimerci senza parole. E quante storie possono essere raccontate senza pronunciare una sola frase”.
Questo è il ballo, a cui Wenders rende omaggio attraverso “Pina”, e forse è ciò che la “compositrice di danza” avrebbe voluto.


Foto dal sito: http://www.pina-film.de/
 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »