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Ballo o danza?

Alcuni sostengono che tra ballare e danzare ci sono diversità di significato e di contenuto.
Con ballare si intenderebbe il muovere dei passi ed atteggiare il corpo seguendo un ritmo musicale, mentre il danzare sottenderebbe qualche cosa di meno popolare perché è termine usato per rappresentare il ballo nelle sue forme ed espressioni artistiche, etnografiche e folcloristiche.
Ci dice il Pianigiani che il verbo ballare deriva dal latino ballare, e questo a sua volta probabilmente dal greco ballizein “tripudiare ed anche danzare”. Danzare deriva invece dal francese danser, ed etimologicamente denota stendersi in catena, in fila.
Uscendo dall’etimologia il significato attribuito ai due verbi è sostanzialmente identico, anche se danzare è considerata “voce del nobile linguaggio”.
Ancor oggi c’è chi sottolinea diversità di livello culturale ed artistico tra le due parole, ormi sinonimi, ma non ha molto senso.
Perché allora si parla di ballerina (classica) o di balletto o di corpo di ballo per indicare il complesso dei ballerini di un teatro? E perché ancora si usa l’espressione "aprir le danze" ad una festa privata, per non parlare della danza del ventre o delle danze campestri?
E il tango argentino e il flamenco, beni culturali immateriali inseriti dall'Unesco nel patrimonio dell'Umanità, sono balli o danze?
In realtà distinguere il momento artistico-sportivo e quello ludico-popolare definendo il primo danza e l’altro ballo è solo una sottigliezza linguistica.
A far la differenza sono i luoghi in cui si balla e gli obiettivi che sottendono e motivano il danzare: questi soltanto determinano la distinzione tra ballo inteso nella sua dimensione ludica e sociale e ballo nella sua accezione sportiva e tecnica.

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