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Bunga bunga story

Da tempo la cronaca si occupa del procedimento per concussione e prostituzione minorile a carico di Berlusconi che si sta discutendo davanti ai giudici di Milano. Proprio in questi giorni ha preso il via anche quello contro Emilio Fede, chiamato come testimone e contemporaneamente imputato nel cosiddetto filone bis della stessa vicenda.
Naturale quindi che ad ogni udienza, immancabilmente, torni il tormentone “bunga bunga”, variamente interpretato a seconda delle circostanze e della cultura degli interpellati.
''Il bunga bunga – ha detto di recente Emilio Fede – è il suono gutturale delle danze africane'', raccontando che durante le feste di Arcore, "c'era un tavolo enorme. Alla fine Berlusconi faceva portare delle scatole dove c'era della bigiotteria, ognuno sceglieva quel che voleva. Poi si decideva se prendere li il caffè o scendere giù in quello che è stato soprannominato bunga bunga. Si metteva della musica, qualcuna ballava".
In questo caso “bunga bunga” diventa il luogo in cui si balla, un po’ come la milonga che dalla danza ha trasferito il nome ai locali in cui si pratica. Ma chi ballava nella residenza di Berlusconi, e soprattutto in quali “danze” si esibiva? Qui sta il nocciolo della questione che riguarda la magistratura e che certo non possiamo risolvere noi. Possiamo però notare un po’ di confusione, quanto meno a livello di descrizione di danze e balli. Ad Arcore – ha spiegato sempre Fede – ''c'erano spettacoli, professionisti della danza e ragazze che si esibivano con gli abiti del burlesque. C'erano travestimenti e una si mise anche la maschera di D'Alema''.
Ad aggiungere ulteriore confusione è arrivata Ruby, che sembra si esibisse nella danza del ventre, anche se “con la gomma in bocca”. Tutto nel calderone del “bunga bunga”: richiami onomatopeici, spazi per ballare, burlesque e danza del ventre. Un po’ troppo, anche per noi italiani, da tempo tristemente abituati al trasformismo.
Vediamo di ricapitolare. Il Vocabolario Treccani alla voce “bunga bunga” (neologismo) recita: “Festino a sfondo sessuale, organizzato da uomini di potere in residenze lussuose e caratterizzato dalla presenza di donne di giovane età”. Analoga definizione, anche se un po’ più colorita e ricca di particolari, quella dell’Urban dictionary, il dizionario dei neologismi e dello slang. Ma qual è la storia del termine?
In realtà sembra che già nel 1800 indicasse una località vicino a Moreton Bay, in Australia, ma che l’appellativo sia diventato famoso nel 1910 grazie ad uno scherzo organizzato da Horace de Vere Cole ai danni della marina inglese. Lo stesso de Vere Cole ed  alcuni amici, tra cui Virginia Woolf, spacciandosi per principi abissini ottennero l’autorizzazione a visitare la HMS Dreadnought, una grande nave da guerra. Ogni volta che il comandante mostrava loro qualcosa da lui ritenuto degno di nota, i finti principi mormoravano "bunga, bunga!", sancendo così la fortuna di un semplice ed ironico gioco di parole.
E’ durante il 1900 che l’espressione trova un nuovo momento di notorietà con una barzelletta in cui tre esploratori, perdutisi in un luogo selvaggio, vengono catturati dagli indigeni. Il capo villaggio chiede loro se preferiscono "la morte o il bunga bunga" che è solo un modo alternativo di essere uccisi dopo sevizie e umiliazioni. Ai giorni nostri ha riacquistato notorietà, trasformato in un non troppo misterioso rito sessuale, nel 2009 con Noemi Letizia in una intervista da lei rilasciata al “Corriere del Mezzogiorno” e, nel 2010, con Berlusconi che nel corso di una intercettazione telefonica raccontava una versione leggermente modificata proprio della “bufala del Dreadnought”.
La locuzione è sempre stata comunque così celebre che negli anni ’80, pur con leggere variazioni grafiche, è stata ripresa da diversi artisti: Bob Hilliard e Carl Sigman la inserirono nella loro famosissima Civilization, portata al successo in Italia nel 1949 da duo Nilla Pizzi e Luciano Beneviene con il titolo Bongo bongo bongo e in seguito riproposta da Renzo Arbore, mentre il gruppo heavy metal Trick or Treat l’ha ricordata in Heavy metal bunga bunga. Più recente la parodia ad opera di Elio e le storie tese, per non citare i numerosissimi esempi di satira.
Lunga storia, quindi quella del “bunga bunga” e niente di nuovo sotto il sole. Certo, nato come scherzo si è trasformato in barzelletta e oggi pare proprio che non lo sia più.

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