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Danza al vetriolo: un giallo al Bolshoi

Un giallo rompicapo, tutto ancora da svelare quello del Bolshoi. Cominciato in gennaio quando il direttore artistico Serghei Filin è stato aggredito al volto con il vetriolo.
Immediatamente curato perché rischiava di perdere la vista a un occhio, ha fin da subito mantenuto una calma olimpica addossandosi in qualche modo la responsabilità dell’accaduto per aver sottovalutato le gravi minacce rivoltegli in passato. “Non provo né odio né rancore” – ha detto – ipotizzando però una pista legata alla gelosia e rivalità, ben presenti anche tra  i vertici del Bolshoi, per il suo lavoro all’interno del prestigioso teatro.

A pochi giorni dall’attentato la polizia ha ascoltato il ballerino solista Pavel Dmitrichenko, poi fermato perchè sospettato di essere stato il mandante dell'attacco: i  rapporti con Filin pare fossero molto tesi.

Con lui sono finiti in manette Yury Zarutsky, per aver materialmente eseguito il fatto, e un suo complice, l’autista Andrei Lipatov che lo avrebbe condotto sul luogo dell'aggressione. Quest’ultimo si è subito dichiarato estraneo ai fatti perché non a conoscenza delle intenzioni del passeggero.
I tre hanno comunque confessato e Dmitrichenko ha detto "Ho organizzato l'aggressione, ma non nel modo in cui poi è avvenuta", lasciando intendere che non pensava di causare seri danni ma solo dare una lezione a Filin,  che attualmente  è in cura in Germania.

Soldi e donne, questi gli ingredienti di ogni giallo che si rispetti e, anche in questo caso, le ipotesi per ora in campo.
Cherchez la femme, dunque, come primo passo. Facile per altro, perché sembra che Filin si sia rifiutato di assegnare il ruolo principale nel Lago dei cigni alla fidanzata di Dmitrichenko, la ballerina Anzhelina Vorontsova. Per alcuni media russi il mandante sarebbe invece proprio lei, al momento irreperibile.

La Vorontsova sostiene invece di essere stata quasi “ricattata” da Filin affinché, in cambio del ruolo di Odette, si allontanasse dal suo mentore Yorij Grigorovich che, secondo alcuni, sembrerebbe essere l’uomo ombra di tutta la storia.
Grigorovich, celebre coreografo, fu estromesso nel 1995 dalla guida del corpo di ballo del teatro russo che aveva seguito per trenta anni. Rimasto comunque nello staff del teatro, si è sempre opposto ai vari direttori avvicendatisi nel tempo e alle loro innovazioni, forse nel tentativo di occuparne il posto.

Una folla di personaggi a cui si aggiunge un altro possibile movente: gli interessi di uno dei clan che lottano per il potere al Bolshoi. Il Bolshoi è “una palude di corruzione e nepotismo, hanno sostenuto alcuni dei ballerini, tanto che alcuni in novembre avevano addirittura presentato una petizione al presidente Vladimir Putin affinché rimuovesse Filin.

Ombre inquietanti si allungano anche sull'operato degli inquirenti. Trecento dipendenti del Bolshoi – ballerini, musicisti e funzionari amministrativi – hanno scritto una lettera aperta, in cui denunciano che Dmitrichenko ha confessato il suo crimine perché "costretto fisicamente" dopo quarantotto ore di interrogatorio, privo di assistenza legale e totalmente digiuno.
Mentre si diffondeva la notizia, immediatamente smentita, che Filin una volta guarito non sarebbe tornato in patria, il  direttore generale del teatro Anatoly Iksanov ha criticato le conclusioni degli inquirenti, sostenendo che la vera mente dell'aggressione è ancora a piede libero.

Un guazzabuglio di sospetti, accuse e minacce da cui non si esce, ancor più da quando sono stati coinvolti i social network. Dmitrichenko ha lanciato un appello via Facebook per chiedere ai suoi fan di non credere alle accuse che lo vogliono mandante dell'attacco con l'acido e, in particolare, di non prestar fede a nessuna delle notizie diffuse dai media.

Mentre i ballerini del Bolshoi chiedono una nuova inchiesta indipendente, arrivano nuove “rivelazioni”. La ballerina Anastasia Volochkova durante un talk show sul canale russo NTV ha detto che all’interno del Bolshoi “Ci usano come prostitute per i ricchi”: le ballerine sarebbero indotte a partecipare a feste, conclusesi a letto, con sponsor finanziatori del teatro. In caso di rifiuto, boicottaggio ed esclusione dalle parti più importanti. Nel corso dello stesso spettacolo il primo ballerino Nikolai Tsiskaridze, che minacciò Filin con una registrazione audio compromettente e che da questo è stato accusato di essere il vero “burattinaio”, ha messo in dubbio la gravità delle ferite riportate da Filin stesso.

Soldi, corruzione, prostituzione, lanci di accuse incrociati. Ombre sinistre sul Bolshoi, una grande azienda con tremilacinquecento dipendenti, per altro sembra scarsamente retribuiti.
Ma non è la prima volta che succede un parapiglia del genere.
Nel 2011 l’allora direttore artistico Gennady Yanin si congedò volontariamente dal teatro dopo che alcune foto sessualmente esplicite di un uomo simile a lui furono diffuse a migliaia di indirizzi e mail.
Sento di essere diventato una continuazione, il prossimo partecipante della storia – ha detto Filin – Come se uno dicesse: tu sarai il prossimo”. E così è stato, aspettando il futuro direttore.

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