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E’ tempo di Hip hop

Mentre Roberto Bolle e Svetlana Zakharova mietono successi alla Scala di Milano tra un pubblico adulto, i giovani e giovanissimi affollano le piazze delle città italiane per i raduni di street dance.
E’ successo anche a Firenze il 5 maggio quando, al Piazzale Michelangelo, migliaia di ragazzi si sono riuniti in occasione dei Trl Awards 2012 per applaudire i loro idoli rapper e partecipare alle selezioni per il World Hip Hop Dance Championship.
Moltissimi ormai in Italia i seguaci dell’Hip hop, il movimento culturale che rappresenta l'espressione più attuale delle comunità Afroamericane e Latinoamericane. 
Nato nel 1973 nel Bronx di New York e poi affermatosi nel resto del mondo, ha conquistato rapidamente il mercato discografico, cinematografico e, con il suo particolare modo di vestire, quello della moda. Come ballo, è ormai inserito nella categoria delle danze sportive dalla IDSF (International dance sport federation) e viene tradizionalmente diviso in Old school e New school o New style. Al primo gruppo appartiene la breakdance: la più nota al grande pubblico fra i quattro  settori in cui si articola l’Hip hop: il turntablism (la tecnica di manipolare e mixare brani musicali), il rap,  il b-boyng (appellativo  originario della breakdance), ed infine il grafitismo, l’arte dei writer  che esprimono la propria creatività intervenendo sul muri urbani.
La New shool, invece, nata intorno agli anni ’90 con il clown walk, il krumping e lo 1 e 2 step, è caratterizzata da balli che si svolgono in piedi, contrariamente alla breakdance che prevede principalmente movimenti a terra, nonché da una musica più aggressiva.
Fondamentale per il nascere e diffondersii dell'Hip hop, è stata l'influenza dell'Africa con tutta la sua tormentata storia. Al punto che, secondo alcuni, il rapper può essere paragonato al “menestrello”, o meglio al cantore delle vicende di un popolo, e le acrobazie dei ballerini alle movenze rituali che, durante le cerimonie di iniziazione, segnano il passaggio dalla giovinezza all’età adulta nelle comunità africane. ll ripetersi ossessivo  dela batteria elettronica  evocherebbe l’accompagnamento del ritmo dei tamburi .
Anche musicalmente il genere Hip hop manifesta la sua unicità: le basi per dei rapper sono composte estraendo e ritagliando pezzi di brani tratti da generi diversi, dal soul al jazz, dal rock alla lirica, assemblati in brani di assoluta originalità.
I nuovi “menestrelli” italiani con le loro danze si affronteranno oggi a Roma per le qualificazioni che li porteranno alla finale mondiale in programma alla Orleans Arena di Las Vegas dal 1 al 5 agosto: là si sfideranno i gruppi vincitori delle qualificazioni svoltesi in oltre quaranta paesi. Sicuramente già in finale due crew qualificatesi a Firenze.
All’evento romano parteciperanno, in veste di giudici, alcuni dei più importanti esponenti della street dance italiana come Betty Style, protagonista del film Street Dance 2, Laccio, leader dei Modulo Project (attuale corpo di ballo della trasmissione The show must go off), Kris e Sponly Love, noti al grande pubblico come insegnanti Hip hop del talent Amici, Fritz, leader della scena underground italiana e Meg, prima giudice italiana internazionale del World Hip Hop dance Championship.
La manifestazione sarà condotta da Rido, voce della competizione di breakdance Battle Of The Year e sarà articolata in due tranche: una, dalle ore 16, dedicata alla categoria “junior”, riservata agli street dancer di età compresa tra i 7 e i 12 anni e alla categoria “megacrew”, sezione per i gruppi senza limiti d'età, tra i 12 e i 40 elementi. L’altra, alle 21, aperta alle crew della categoria “varsity”, per i ballerini tra i 13 e i 17 anni, e alle supercrew “adult”, per gli over 18.
Ospiti due crew: i Break da beat e i De Klan, vincitori rispettivamente del Boty Italia e del VDHHDc Italia 2011. Anche se il re indiscusso e pioniere dell’Hip hop italiana rimane The NextOne (nome d‘arte di Maurizio Cannavò) che, pur non più giovane, continua a convivere con le recentissime leve. 
Nel corso degli anni molti artisti di Hip hop sono diventati testimonial di spot sociali e di tour volti a sensibilizzare i giovani africani nei confronti della prevenzione di Hiv e AIDS. Molti altri hanno avuto problemi con la giustizia, fra i più noti quelli di Eminem: si tratta di personaggi  scomodi che, per il loro passato e il loro presente, mal si inseriscono nel novero delle altre star del mondo della danza e della musica. D’altra parte la loro originalità e la loro ispirazione risiedono nel loro passato e nella loro provenienza. Perché abbiano tanto fascino sui nostri ragazzi, è superfluo chiederselo: non è necessario essere nati nel Bronx per ballare Hip hop: il villaggio globale ormai è anche a questo.


 

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