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Fiorello e Bloomberg: i musical americani sui politici

Musica, canto, danza, questo è il musical e gli americani, suoi inventori, lo  amano ancora tanto. Encores! Grandi Musical americani in Concert è, dal 1994, un programma del New York City Center dedicato a eseguire la partitura di musical del passato, o che comunque difficilmente si ascolterebbero altrove.
La stagione 2013 si è aperta ieri con Fiorello!, uno show vincitore del Pulitzer Prize 1959, in cui si racconta la storia di Fiorello Henry La Guardia, sindaco di New York dal 1933 al 1945.
Figlio di un immigrato pugliese originario di Cerignola e di una ebrea triestina di origini ungheresi, viene ancor oggi ricordato per il suo alto senso di giustizia e per la tenacia con cui sostenne la causa dei poveri. Al “Piccolo Fiore”, come era soprannominato, fu dedicato il La Guardia Airport, secondo aeroporto di New York, e questo celebre musical, andato in scena dal 1959 al 1961 ben 795 volte. Il perché della sua riedizione è presto detto: La Guardia fu colui che salvò il City Center dalla “palla della demolizione" e creò a Manhattan il primo centro per le arti, come ha spiegato Jack Viertel direttore artistico del programma.
Il musical contiene molte canzoni ispirate a un gruppo di politici detti “Politics and Poker”, una cricca di repubblicani che cercano di ottenere un candidato al congresso in un distretto molto difficile, mentre giocano una partita a poker. Nell’insieme, nel musical il successo ottenuto da La Guardia nel corso della sua carriera congressuale viene un po’ sminuito, mentre si accentua la sua immagine di “outsider”, dando più rilievo al trionfo della sua vittoria alla nomina di sindaco nel 1933.
Il New York Times, riportando la notizia della ripresa di questo spettacolo, ha avuto un’idea brillante: perché non fare anche dell’attuale sindaco, tra poco  uscente, di New York del il protagonista di un nuovo musical? Molte le analogie, a cominciare dal cognome, Bloomberg che potremmo tradurre in “Montefiore” (parallelo sfuggito al New York Times!).bllomberg.jpg
Anche Bloomerg "è un uomo di bassa statura, che getta un'ombra molto lunga", ha detto Viertel. Sicuramente è un personaggio atipico nel panorama politico americano: figlio di immigrati ebrei russo-polacchi, pur appartenente al partito Repubblicano è considerato un liberale per le sue idee progressiste, dall’aborto alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Multimiliardario, usa la metropolitana per recarsi in ufficio, vive in un appartamento proprio ed è un appassionato filantropo. Alla sola Johns Hopkins University, sua alma mater, ha donato negli anni 1,118 miliardi di dollari.
Il New York Times, andando nel concreto, come solo gli americani sanno fare, ha chiesto a tre compositori di teatro musicale di preparare altrettante scene di un ipotetico musical su Bloomberg. Tema di fondo il ritratto di un uomo alle prese con gli effetti che le sue iniziative hanno avuto sulla gente di New York, a cominciare dalla sua crociata contro il fumo (ampiamente coadiuvato da Bill Gates) che ha vietato nei bar, parchi, spiagge, stadi e zone pedonali e che sta tenacemente cercando di introdurre anche nelle abitazioni private, indispettendo chi lo accusa di ficcare il naso anche nella vita privata dei cittadini. Altro tema il “Don’t Honk”, i cartelli stradali, rivelatisi tanto brutti e inutili da essere stati tolti, che invitavano gli automobilisti a non usare selvaggiamente il clacson, facendo di New York una delle città più rumorose al mondo.
Tutto giocato sul filo dell’ironia, perché “Montefiore” è un sindaco che ha fatto molto per una città che dopo undici anni di mandato, dovrà “cedere” ad altri. Di recente ha incassato il rifiuto di Hillary Clinton a succedergli, ma la sola proposta qualifica la sua ricerca di un candidato che riassuma preparazione, intelligenza e coraggio.
E in Italia? Il sogno di un politico che, come La Guardia, licenzi impiegati corrotti, si nasconda tra la gente per verificare il funzionamento degli uffici pubblici, riduca prima degli altri il suo stipendio, ci rincorre da anni. Si narra che quando fu eletto sindaco di New York, al suo primo ingresso nel palazzo comunale, si sia fermato sulla scala e voltandosi verso i giornalisti presenti abbia esclamato in stretto italiano: "È finita la Cuccagna!", alludendo alla corrotta genia di politici che lo aveva preceduto e che annientò.
Che si ami o no la musica, il canto e la danza, facciamo una promessa: se troviamo uno così in Italia, bandiamo anche noi un concorso di idee. Per un musical, ovviamente.

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