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Gabriele Rossi, attore per caso con la passione della danza

A soli venticinque anni ha un curriculum di tutto rispetto. Attore per caso, nel 2008 esordisce nella miniserie televisiva Amiche mie in onda su Canale 5. Nello stesso anno è coprotagonista nella miniserie L'onore e il rispetto – Parte seconda e l’anno seguente debutta sul grande schermo con il film Meno male che ci sei. Nel 2010 è Raoul Sacchetti nella serie televisiva Tutti pazzi per amore 2 in onda su Rai Uno. Lavora nella serie L'isola e interpreta Giorgio Gualtieri nella serie Un passo dal cielo. Nel 2011 è sia nella terza edizione della serie Tutti pazzi per amore che ne L'onore e il rispetto. Nel 2012 torna nel ruolo di Giorgio Gualtieri nella serie Un passo dal cielo 2.
Ma la vera passione di Gabriele è sempre stata la danza. A soli sette anni ha cominciato studiare danza classica, a quattordici si è avvicinato a quella contemporanea e a sedici è entrato nella Scuola del Teatro dell’Opera di Roma. Nel 2005 ha vinto una borsa di studio che lo ha portato a New York nelle scuole di Merce Cunningham e Alvin Ailey. Da lì una carriera tutta in ascesa, prima come ballerino, poi come coreografo. Nel 2009 fonda la GR Dance Company con la quale vince il primo posto per la composizione coreografica del “Rieti Danza Festival”. L’anno successivo riceve dalla F.I.D. il Premio David di Michelangelo come nuova rivelazione nella coreografia. Sempre nel 2010 vince con la sua compagnia il concorso Weekendonstage di Pinerolo.

Dalla collaborazione con il critico e scrittore spagnolo Roger Salas nasce lo spettacolo Pictura Morta ispirato alle opere di Tintoretto e Michelangelo che, dopo una tournée estiva in Italia, è stato presentato nel settembre 2011 a Miami nel programma dell’International Ballet Festival.
Adesso a Firenze ha partecipato con la sua coreografia Ananke a Short Time, il contest ideato da Francesco Ventriglia giunto alla seconda edizione. Una vetrina, prestigiosa quella del Maggio, in cui otto giovani coreografi presentano le loro creazioni davanti ad una platea di critici di danza, giornalisti, direttori di testate. Short Time non è una gara “ma una prova di coraggio – ha detto Ventriglia – perché i coreografi, con poche prove e poco tempo, devono scrivere uno spettacolo che li rappresenta”.

Ventriglia ha definito ShorTime una prova di coraggio per coreografi. E’ davvero così?
Sì, perché è un tempo breve, sia per la messa in scena di dieci minuti che per la preparazione che, a livello di prove, che ci ha coinvolto per poco più di cinque giorni, da suddividere in otto coreografi. Quindi dovevamo essere brevi, concisi e avere le idee chiare. La sfida è il valore di questo contest per giovani coreografi che si mettono in gioco dimostrando in un tempo breve tutta una serie di capacità.

Ananke7576b.jpgAnanke, nella mitologia greca è la necessità, il fato. Come nasce la tua coreografia sull’ineluttabilità del destino.
Nasce da un ragionamento che è puramente riflesso sulla mia vita. Ho iniziato a ballare da bambino, oggi, guardandomi alle spalle, riconosco quello che è stato il mio percorso, che può essere di ogni persona che riconosce nel suo passato una serie di coincidenze fortuite, di incroci di strade inaspettate che fanno succedere le cose. Si chiama destino o in altro modo? Questo non lo sappiamo, ma mi piaceva ragionare su un concetto coreografico da mettere in scena. La mia è una coreografia ballata da otto danzatori che stanno in un perpetuo moto di metamorfosi proprio a livello di costruzione del disegno coreografico. Non c’è mai la simmetria, c’è sempre la volontà di sorprendere lo spettatore e il desiderio di dimostrare il valore del mio vocabolario coreografico, che è il senso di Short Time.

IMG-20130225-WA000.jpgConosciamo la tua carriera di attore, un po’ meno quella di ballerino. Oggi ti troviamo nella veste di coreografo, con un’esperienza già alle spalle. Quale delle attività senti più congeniale?
Tutte si riferiscono all’arte, una tramite la recitazione l’altra attraverso la danza. Sono entrambe effimere perché si riconoscono nel momento in cui si manifestano ma mi hanno concesso di mettere in gioco il mio estro artistico su due diversi livelli di studio e di lavoro. Un pezzo di cuore preminente è la danza, perché è entrata prima nella mia vita, la recitazione è cominciata cinque anni fa ma mi dà molto a livello di sviluppo e sperimentazione, anche verso la danza. Sono molto fortunato.

Balli ancora, oppure hai abbandonato la danza per la coreografia?
Oggi come ballerino mi difendo ancora. Ammetto che non rispetto il rigore quotidiano che sarebbe necessario, perché conciliare le due passioni è difficile. Però quando un danzatore è abbastanza formato se “strappa” quattro cinque lezioni a settimana, preserva il livello raggiunto. Magari non miglioro, però difendo quello che ho accumulato negli anni. Perché la danza ci vuole tanto a conquistarla e niente a perderla.

Frequenti anche l’università? Come riesci a conciliare tutte queste cose con il lavoro?
La mattina in cui è andato in scena Short Time ho dato un esame all’università e ho preso trenta. Comunque è difficile perché riesco a fare due o tre esami l’anno. La laurea è lontanissima, ma non è quello che mi interessa. Studio materie connesse a ciò che vivo ogni giorno, sul set o sul palcoscenico. Come vedi c’è il trucco!

I tuoi progetti per il futuro?
Sto finendo di preparare un nuovo spettacolo di danza per la mia compagnia e interpreterò i sequel delle serie televisive in cui ho già lavorato.

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Giovanna Focardi Nicita

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