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Harlem shake, un nome due danze e Vasco Rossi

Provate a cercare Harlem shake su YouTube, troverete più di 9 milioni e 750mila risultati: dal video degli ufficiali dell’esercito norvegese che stoicamente attendono in mezzo alla neve di scatenarsi nella danza, alla Puppy edition fino al Dog style passando per la “versione nonne” in cui due arzille vecchiette si “shakerano” a più non posso. Non si è sottratto neppure il mitico Vasco Rossi, visto che una settimana fa Rockabilly87 ha caricato su YouTube una versione in cui la rockstar balla con i suoi replicanti: un video collage realizzato scontornando la sua figura dal video di Eh…già, diventato in breve un tormentone. Come al solito si è scatenata la diatriba fra coloro che gridano al tradimento dello spirito di Vasco e quelli che, invece, ritengono sia solo ironico. In realtà, Vasco è talmente intelligente e autoironico da potersi permettere anche un Harlem shake.
Che si voglia o no, l’Harlem shake è ormai è un fenomeno di costume, su cui pesa però il grave sospetto di essere un “tarocco”. Sembra infatti che il tormentone abbia a che fare ben poco con il vero Harlem shake, un ballo più “grezzo” e al tempo stesso più tecnico, fluido e frenetico, caratterizzato dal un inconfondibile “twist” delle spalle.
Così, come sempre avviene, si è scatenata la solita divisione fra tradizionalisti e innovatori, suscitando reazioni anche tra gli abitanti di Harlem che rifiutano l’attuale versione e lanciano l’appello “Usa Harlem shake in modo responsabile”. Insomma è polemica tra coloro che vogliono un ritorno alle origini del ballo e quelli che danzano a questo punto non si sa cosa.
Il New York times ne ha recentemente ricostruito la storia, più datata di quanto non si possa immaginare. Agli inizi degli anni ’80 un certo Al B. comincia a praticare e diffondere un movimento delle spalle che simula uno “shimmy” e che gli suggerisce l’idea di creare una danza. E’ solo alla fine del decennio, inizio degli anni ’90, che la danza assume una vita propria, sia ad Harlem che in tutta la città di New York: ovunque, dalla Key Skate del Bronx al Rucker Park di Harlem, fino  all’Apollo theater, l’Harlem shake viene ballato con variazioni e personalizzazioni. In quel periodo la crew dei Crazy Boyz, frequenta la pista di pattinaggio a rotelle e il Rucker Park, dove Al B. gioca a basket. “Abbiamo guardato tanto il suo stile e il modo in cui si muoveva” – hanno detto – al punto che il movimento di Al B. unito al loro particolare shake diventa la Funky dance, oggi ritenuta l’Harlem Shake originale.
E’ solo nel 2001 che la danza acquista una grande popolarità, grazie al video del rapper G-Dep che, con il singolo Special delivery, conquista la terza posizione della Billboard Hot Rap Singles. Seguono poi i video di altri artisti, tra cui Eve e Diddy. 
Nel 2003 esce Time Miller dei Plastic little, da cui l’Harlem shake ha tratto il nome. In effetti il disco del gruppo rap non ha niente a che vedere con la danza, però segna una linea di demarcazione grazie alla strofa “I’ll just punch you in the face/ then do the Harlem Shake.” Nello stesso anno Al B. rilascia un’intervista in cui sostiene di aver ballato l’Harlem shake fin dal 1981.
Nel 2006 il rapper di Harlem Young B pubblica Chicken Noodle Soup in cui, a detta di molti, c’è un’evoluzione del ballo che comunque riscuote successo.
E finalmente, nel 2012 esce l’ormai celebre Harlem shake di Baauer, un produttore di musica di Brooklyn che ha tratto il titolo dalla strofa dei Plastic little.
Fino ad arrivare a oggi, con due “padri” che entrambi rivendicano la versione “virale” corrente. Filthy Frank, uno studente diciannovenne che ha caricato su YouTube un video in cui insieme ad alcuni amici balla sulle note della canzone di Baauer, e un certo TheSunnyCoastSkate che ha postato sullo stesso programma un altro video con la forma attuale del meme.
Una lunga storia quella dell’Harlem shake, considerato per definizione un ballo (e su questo ci sarebbe da discutere) libero da coreografie prestabilite, nato per essere adattato al contesto e allo spirito dei ballerini.
Certo, il modo di muoversi è importante, e quello originale sembra esprimere più novità ed eleganza. Riusciranno la polemica in corso e l’attenzione del New York times ad arginare il virus che ha contagiato il mondo? Per ora sembra di no.

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