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Il gran ballo delle debuttanti cinesi

I miti sono duri a cadere, quello di Cenerentola poi non mostra segni di cedimento e il sogno di diventare principessa, anche se solo per una notte, pare sia diffuso fra le ragazze di ogni dove.
I cinesi, grandi imitatori dell’estro e della creatività europea, dopo aver copiato intere città e villaggi alpini, adesso importano e replicano anche le nostre tradizioni, non importa se un po’ anacronistiche.
Da gennaio 2013 le debuttanti cinesi avranno in patria il primo “gran ballo” ufficiale e democratico a cui potranno partecipare in gran massa. Correzione di rotta rispetto a quello svoltosi nel gennaio 2011 presso il lussuosissimo Waldorf Astoria di Shangai, che era stato riservato solo a tredici debuttanti provenienti da Gran Bretagna, Australia, Hong Kong e Taiwan: tutte appartenenti a famiglie ricchissime che, nell’occasione, hanno sfoggiato monili e gioielli del valore complessivo di 60 milioni di yuan (oltre sette milioni di euro).
Le escluse, ma non passive, fanciulle  cinesi, non erano state a guardare. Anch’esse, – si parla di quelle veramente ricche – in genere figlie di grandi magnati della finanza o di alti politici, da anni in dicembre volavano all’Hotel de Crillon di Parigi per vivere una serata da favola con il Bal de débutantes, risorto nel 1991 grazie a Ophélie Renouard. Già ai vertici della scala sociale, giovani e forse belle, vivono quotidianamente in un incanto, eppure cercano un’emozione particolare in quei giri di valzer. Da qui il ”bisogno” di inventare, replicando l’Europa, un’occasione di alto livello ma più “democratica” e ovviamente di Stato: concorrenza e un buon business a fronte di un sogno.
L’occasione serve a rammentare anche e noi un piccolo frammento di storia del ballo.
Nato nella Francia del 1700 con lo scopo di “maritare” le ragazze di buona famiglia che ostentavano la loro innocenza attraverso il vestito bianco, il ballo  delle debuttanti, sanciva l’ingresso in società, l’inizio della caccia al buon partito e alla sicurezza economica. L’amore era accessorio, in gioco c’era il futuro e la speranza di viverlo al meglio, a prescindere dalla bellezza o simpatia del coniuge, con un impegno in più per le giovani danarose che dovevano sfuggire a cercatori di dote squattrinati.
Sicuramente la tradizione del gran ballo affonda le sue radici in una società in cui i matrimoni erano combinati e servivano anche a creare o rinsaldare legami tra famiglie potenti. Così nel corso delle feste danzanti alle giovani donne veniva offerta la grande occasione di esibire bellezza, educazione, buone maniere. Occasioni importanti, fallite le quali si apriva il percorso dello  “zitellaggio”. Nemmeno la Rivoluzione francese riuscì ad estinguere questo costume (anche se il famoso ballo all’Hotel de Crillon di Parigi saltò l’edizione del 1789). L’attività fu ripresa dal Congresso di Vienna, non a caso definito il “congresso danzante”, e sancita definitivamente dall’imperatore Francesco Giuseppe che con la moglie Sissi decise che il Palazzo dell’opera di Vienna ospitasse anche balli sociali.
E oggi, ha ancora senso parlare di “deb” ed ingressi in società? Almeno nel paese del dragone pare di sì, anche perché non regge la democratizzazione, il volerlo presentare come non  esclusivo appannaggio dei ceti più abbienti e dell’aristocrazia. Secondo gli organizzatori cinesi, infatti, le ragazze che vorranno partecipare al prossimo ballo non dovranno essere obbligatoriamente ricche, ma possedere eleganza, stile ed educazione, provenire da una famiglia che non sia stata coinvolta in scandali e, quale elemento di preferenza, avere frequentato scuole in occidente. Come dire democrazia di pochi! ln un paese in cui è diffuso il fenomeno delle missing women, lo Stato benedice un’occasione della tradizione europea che ripropone un’impronta elitaria e patriarcale.
In Europa, da Vienna con l'Opernball a Roma con il Gran ballo viennese, il sogno romantico di una notte riscuote ancora un grande successo. Al punto che, nel 2008, ha ispirato un reality in cui due squadre, la Chic e la Pop, si sfidavano a colpi di ballo: in palio la partecipazione all’Opernball stesso.
La trasmissione fu chiusa per i bassi ascolti, ma i balli delle debuttanti, quelli veri, continuano ad essere meta delle figlie dello showbiz. Certo non a caccia di un marito e neppure del sogno di una notte, forse solo di un ulteriore momento di prestigio, e anche, non dimenticando il business, di passerella per abiti haute couture e gioielli grandi firme.
Il debutto è ancora un format, con variazioni e adattamenti  all’ambiente della varie città della penisola.  In genere sopravvive ovunque, specie se c’è una scuola per cadetti. Da Roma a Modena, da Milano a Palermo fino a Cordenons (Friuli) dove da quattordici anni ben quarantaquattro neodiciottenni, accompagnate dai loro cavalieri, militari, civili e agenti di polizia, fanno il loro ingresso in società. Per tutti corsi accelerati di trucco, bon ton, portamento e danza. Ma saper ballare è l’ultimo dei problemi.

Foto dal sito: http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it/tag/ban-ki-moon/

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