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Il Tango, una musica in evoluzione

Quella del Tango è una storia complessa, già a partire dalle origini del nome. Molte le interpretazioni sul suo significato etimologico anche se le più probabili, secondo Tangologia di Giorgio Lala, sono quattro. La prima che derivi dal termine “recinto” o “luogo chiuso” e quindi luogo in cui gli schiavi neri si affollano, la seconda fa riferimento a un’origine onomatopeica dal suono delle percussioni (“tan”, o se consideriamo il doppio battito “tan-gó”). Un’altra è di “ballo ispanico di origine arabo-africana”, ed infine l’ultima, ritenuta la meno probabile, fa discendere il nome dal latino tangere (toccare) che sarebbe stato quello di una danza originaria del Rio della Plata.
Più certo è il luogo in cui si è sviluppato: l'Orilla, appellativo dei quartieri poveri di Buenos Aires in cui vivevano, condividendo misere abitazioni ma in una miscela culturale eccezionale, italiani, francesi, ungheresi, ebrei e slavi sbarcati sul Rio della Plata in cerca di fortuna, schiavi liberati e argentini provenienti dalle Pampas. Molti di loro erano emigrati attratti dalla promessa di distribuzione gratuita, o quasi, delle terre delle Pampas. Quando la cosa non si realizzò, perché le terre furono dati a pochi notabili autoctoni, gli immigrati si trasferirono in massa nella città alla ricerca di un lavoro. Con loro anche il "gaucho", pittoresco personaggio legato, almeno originariamente, ad un genere letterario in cui rappresenta l’eroe che, con grande coraggio, supera le difficoltà poste dalla natura e dalla malvagità umana.
La lingua di questa eterogenea accolita di persone era il lunfardo, gergo dal lessico di base spagnolo con aggiunta elementi italiani, portoghesi, francesi e inglesi. Cantando in questo loro dialetto di abitanti dell’Orilla dimenticavano, almeno per un po’, la disperazione del presente, la tristezza e la nostalgia e riuscivano a dar voce alle loro aspirazioni e alla speranza di felicità e di fratellanza.
Le canzoni divennero così un modo di lenire la sofferenza ed erano accompagnate da una musica, sviluppatasi nella seconda metà dell’800 specie nelle case di tolleranza, suonata con uno strumento particolare, il bandoneon una specie di fisarmonica di legno. Inventato da Heinrich Band (1821-1860) fu importato in Argentina dagli emigranti tedeschi ed è rimasto l’elemento portante delle orchestre di tango argentino.
I primi musicisti di tango furono i “payadores”, suonatori itineranti di chitarra, mentre si hanno tracce dei primi complessi a partire dalla fine del 1800. Di quel periodo rimangono musiche indimenticabili come El Entrerriano composto dal pianista Rosendo Mendizabál, il tango d’autore più antico e ancor oggi presente nei repertori e Don Juan (1898) di Ernesto Ponzio (El Pibe Ernesto).
Si trattava in genere di musicisti autodidatti che, man mano che il tango si andava diffondendo, costituirono vere orchestre stabili sempre più strutturate. Tra le musiche più note di questo periodo pionieristico c’è El Choclo (1903) di Angel Villoldo, il cui spartito giunse in Europa con la nave scuola argentina Sarmento. Fu uno dei primi tanghi ad essere inciso su disco, tra gli altri da Louis Amstrong che lo rivisitò rinominandolo Kiss of fire.
E’ a partire dagli anni ’20 che il tango si “urbanizza” e perde gli elementi iniziali del “gaucho”, mentre l’orchestra si definisce nel trio básico composto da violino, pianoforte e bandoneón. Il gruppo più noto di questo periodo è quello diretto dal pianista Roberto Firpo che nel 1916 arrangiò La cumparsita, brano composto dallo studente uruguayano Gerardo Matos Rodriguez come marcia dedicata al gruppo di studenti di Montevideo a cui apparteneva, denominato appunto “la comparsa”.
La storia del brano, il tango più inciso e ascoltato al mondo, è molto travagliata: un compagno di studi di Matos lo sottopose, sempre nel 1916, all’attenzione di Firpo il quale insieme a Carlos Warren lo trasformò in un tango strumentale. In quello stesso anno Matos, allora diciassettenne, cedette per 20 pesos lo spartito alla casa editrice Breyen mentre Maroni e Contursi, a sua insaputa, ne scrivevano il testo: il risultato di tutti questi interventi confluì in un disco inciso nel 1924 da Carlos Gardel per la Odeon.   
Fu l’inizio di un successo incredibile e di una serie di processi con cui Matos, che nel frattempo aveva composto altri versi, rivendicava la paternità della composizione. La sequela delle liti si concluse grazie al celebre musicista  Francisco Canaro che, in veste di presidente SIDAC (Società argentina di autori e compositori), era stato a chiamato a fungere da arbitro. 
Remixata La cumparsita accompagna il celebre tango a tre del film Ti va di ballare?
Dagli anni ’20 ad oggi grandi autori hanno prodotto splendidi e famosi tanghi, Pugliese, Piazzolla, Canaro, Di Sarlo, Troilo, Salgán per citarne solo alcuni, ma la vera trasformazione si è avuta con l’affermarsi di un filone di musicisti che miscelano i tradizionali strumenti del tango con la musica elettronica, house, jazz, chill out e il trip-hop. I più significativi sono i Narcotango
i Bajofondo Tango club (vincitori, tra l’altro di due premi oscar per la colonna sonora dei film I segreti di Brokeback Mountain e Babel) e i Gotan project che dal 1999, anno in cui incisero Last tango in Paris di Gato Barbieri, dominano nelle scelte dei disc jockey e del pubblico. 
C’è chi ritiene che questo “tango elettronico” sia difficilmente ballabile, altri che poco c’entri con quello “vero” e con la tradizione porteña. In realtà, come ha detto Carlos Libendisky parlando della sua orchestra Narcotango “è un gruppo di tango del XXI secolo … e il vissuto durante questo trascorrere del tempo determina il cammino che tracciamo”. Anche nel tango, per fortuna.  

Foto dal sito: http://tuttotv.wordpress.com/2010/12/03/

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