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La ‘danza della mamma’ di Michelle e la Costituzione di Josefa

Pubblicata da poco, un'indagine dell'Osservatorio Sanità di UniSalute, la
compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, ci dice che siamo un popolo di sedentari, pigri e poco propensi al movimento.
Il 40% degli italiani over 30 non fa alcun tipo di attività fisica, sebbene l'80% ritienga molto importante che i più piccoli svolgano una ginnastica regolare. A frenare le buone intenzioni è il costo, proibitivo almeno per un italiano su quattro che pur ritiene insufficiente lo sport praticato nelle ore scolastiche.
Dati questi che confermano il quadro già tracciato dal ministero della Salute, secondo cui sono circa 13 milioni le persone refrattarie nei confronti di ogni attività fisica (un terzo della popolazione tra i 18 e 69 anni) e che, in parte spiegano perchè più di 3 italiani su 10 siano in sovrappeso e che l'11% sia affetto da obesità.
Gli sport ritenuti più adatti, soprattutto ai bambini, risultano il nuoto (83%), l'atletica leggera (36%) e la danza (11%). E forse la pensa così anche la first lady americana, da sempre impegnata alla lotta all’obesità anche con la sua campagna di sensibilizzazione Let’s Move!

Per esemplificare come l’esercizio fisico sia fondamentale, Michelle Obama ha partecipato a una puntata della serie della NBC Late Night with Jimmy Fallon, cimentandosi – insieme a Fallon travestito da donna – nella Mom Dancing, una coreografia delle azioni quotidiane compiute dalle mamme americane, dal fare la spesa a guidare l’auto. Il tutto evidenziandone l’aspetto ginnico.
Sembra che la signora Obama, non nuova ad esperienze del genere, sia stata bravissima: ha provato da sola nella sua abitazione e, giunta a New York per le riprese televisive, si è immediatamente gettata nella danza, facendo tutto in una sola ripresa. Ovviamente è stato un successo immediato, subito riprodotto da altri programmi televisivi e il video, e con oltre quindici milioni di visualizzazioni è già diventato un tormentone su Internet.
In Italia la notizia non è stata molto ripresa, se non nel suo aspetto più folkloristico, così come l’annuncio della ministra (come vuol essere chiamata) Josefa Idem che invitata questa settimana al Consiglio nazionale del Coni ha detto: “Voglio che l'Italia inserisca nella Costituzione la parola sport. Vorrei che la parola sport fosse indicata con una S maiuscola perchè lo sport è uno stile di vita, il parametro di civiltà dei popoli. La mia battaglia sarà perchè lo sport abbia pieno diritto di cittadinanza”.
Al centro dell’attività del ministero ci sarà l’attività motoria che “non deve essere un colpo di fortuna o un lusso”, partendo proprio dalle scuole, luogo deputato allo svolgimento di un percorso fisico corretto. Deputato, appunto, ma purtroppo storicamente poco attrezzato e su cui ben di rado si investe.
Eppure la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie per praticare l’attività sportiva è pari a 100 miliardi annui, si legge nel Libro Bianco dello Sport Italiano (2012) realizzato dal Coni con la collaborazione di Prometeia, Università Bocconi di Milano e La Sapienza di Roma. A questi, per un calcolo complessivo dei costi sostenuti, si deve aggiungere anche il valore economico del volontariato che si attesta a € 28 miliardi, con circa 15 milioni di volontari impegnati settimanalmente per 4 ore.
Il lavoro volontario sembra sia una caratteristica dello sport italiano, e sicuramente connota una passione civile, ma allo sport per tutti dovrebbe pensarci lo stato, così come avviene in altri paesi. Certo, l’attenzione della ministra Idem al problema è un bel segnale, così come la sua sintonia con il presidente del Coni Malagò. Altrettanto lo sono i propositi del ministro dell’Istruzione che vorrebbe allungare il “tempo scuola” inserendo nelle attività pomeridiane scolastiche anche lo sport attingendo risorse dai fondi provenienti dalla lotta all’evasione fiscale, almeno il 6% del Pil. Tutti ottimi obiettivi, speriamo solo non finiscano nel cassetto delle buone intenzioni programmatiche.

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