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L’arte dello spogliarello

L’intellettuale ha inaugurato i baffi/e trova pure qui/il modo di dire che/il nudo è sempre un’arte” scriveva Claudio Baglioni in Striptease. Anche se la donna che balla fino all’alba nel suo immaginario Zigzagar si spoglia senza fantasia, oltretutto per “mostrarsi alle dentiere”.
Sullo spogliarello come arte si discute comunque fin dal tempo del burlesque, con tutte le sue “regine” che dal palco – anche quello nostrano di Sanremo – seducono il pubblico con ironia. Con ironia, appunto, e magari rifacendosi, come Dita Von Teese, ad una forma di varietà (in realtà fatta di canzoni, caricature e balletti) diffusasi negli Stati uniti nella seconda metà del 1800 sulla scia degli spettacoli del Molin Rouge e delle Folies Bergère.
E’ pensabile che periodicamente si tornerà ancora a discutere dello spogliarello. Una cosa però è certa: lo strip non c’entra nulla con il ballo. Soprattutto nel caso della lap dance, in cui ammiccamento e imitazione dell’atto sessuale fanno da padroni e di passi e tecnica di danza non ci sono tracce. Spesso si confonde, volutamente e con furbizia, la lap dance con la pole dance, una forma di danza/ginnastica acrobatica in cui si usa una pertica per effettuare evoluzioni: una disciplina in cui gli atleti non hanno alcun contatto fisico con gli spettatori, partecipano a competizioni e, soprattutto, non sono degli spogliarellisti.
Comunque sia negli Stati Uniti, dove avvengono le cose più inusitate, la questione è all’ordine del giorno da quando a decidere sulla valenza artistica della lap dance sono stati chiamati i sette giudici della Corte di appello dello stato di New York.
Ricostruiamo la storia: nel 2005 il signor Stephen Dick jr. (ogni ironia sul nome è scontata), proprietario del locale di strip tease Nite moves di Albany, si è rivolto alla Corte di appello per chiedere l’esenzione dal pagamento di 124.921,94 dollari, divenuti nel tempo 400.000, di imposte perché le “performance fees” pagate dai suoi clienti dovrebbero essere esentasse al pari di quelle di tutti i locali in cui si fa “arte e spettacolo live”, tipo Brodway.
Questo l’oggetto del contendere: i clienti del Nite Moves, oltre alla consumazione devono pagare un extra per aver visto le ragazze divincolarsi attaccate a un palo, ma se le consumazioni sono ovviamente soggette a tassazione, non dovrebbero esserlo le performance delle “ballerine” che, secondo Dick, eseguono vere e proprie coreografie live.
Come riporta il “New York times”, la Corte di appello si è pronunciata pochi giorni fa dando ragione al fisco e dichiarando che la danza del Nine moves non è arte, bensì una forma di intrattenimento al pari degli show sul ghiaccio o delle corse automobilistiche.
Una decisione 4-a-3, che i tre giudici dissenzienti hanno duramente contestato sostenendo nelle loro motivazioni che la distinzione tra highbrow e lowbrow dance, per cui la mancanza di ogni pretesa intellettuale fa degli sculettamenti delle ragazze di Dick delle esibizioni non artistiche, pone in essere una discriminazione sulla base dei contenuti e solleva un serio problema sul primo Emendamento. Di conseguenza hanno scritto: “Non è un problema se la danza è artistica o rozza, noiosa o erotica. Secondo la normativa fiscale di New York una danza è una danza”, come un giornale è un giornale, al di là dei contenuti artistici e culturali. Ci sarebbe da obiettare che proprio il luogo e la finalità determinano una distinzione tra ballo ludico e ballo tecnico-artistico e che il paragone con i giornali non è dei più calzanti, ma per il giudice Smith “la coreografia include qualsiasi mossa di danza e non ha importanza di quale tipo di danza stiamo parlando”.
La solenne Corte di appello di New York viene solitamente interpellata su questioni importanti come il matrimonio omosessuale o la pena di morte, immaginiamo quindi l’imbarazzo dei giudici nel dover valutare se la lap dance sia o non una forma d’arte. L’avvocato delle difesa pare abbia usato eufemismi per non pronunciare nemmeno le parole “nudo” o “pole” e citato un esperto di antropologia culturale di danze esotiche. 
Sembra però che un giudice abbia sentito un collega dire che “è stato un pomeriggio molto divertente”. Certo lo sono state alcune considerazioni dell’avvocato della difesa. Ricordando che da tempo si dibatte sull’ingresso della pole dance (e non della lap dance) tra gli sport olimpionici, ha detto che la ragazze del Nite movies sarebbero da prendere in considerazione per la formazione della squadra olimpica perché “They’re that good”. Aspettiamo il parere della Corte suprema.


Nella foto Demi Moore nel film Striptease. Crediti fotografici: Getty Images

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