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Le danzatrici e la libertà della danza

La conferenza ha brevemente introdotto un video montato su immagini di archivio concepito da Nadia Berkani.
La Berkani, artista in arti visive ed insegnante al dipartimento Arti e Media dell’università della Sorbona Parigi 3, è nota a Firenze anche per la mostra fotografica I silenzi dell’esilio composta da immagini ambientate in Val d’orcia ed ispirate al film di Tarkovskij Nostalghia, poi entrata nella collezione permanente del Museo degli Uffizi.
Nel filmato illustra la storia della modernità della danza: una storia scritta tutta al femminile da donne autrici ed interpreti dei loro balli.
Troviamo quindi riassunti gli esiti della rottura verso un passato dominato dal balletto classico consumatasi agli inizi del ‘900. Il momento in cui, come dice Curt Sachs, si è riscoperto il corpo e non trovandolo nel balletto, lo si è cercato in movimenti ispirati dall’anima.
Ed ecco allora, contrapposte alla Paplova che apre con La morte del cigno in un filmato del 1908, Isadora Duncan e le rappresentanti delle due grandi scuole sorte simultaneamente negli Stati uniti ed in Germania: Martha Graham e Valeska Gert, per citare solo le più note, che evidenziano nei loro “a solo” la sperimentazione del movimento come massima forma di espressione. Seguono le esemplificazioni delle tecniche, delle scuole, e le danze dei neri con una giovanissima Josephine Baker, per concludere con le danzatrici contemporanee da Catherine Diverrès a Karine Saporta.
Nel finale Karole Armitage, la “Punk ballerina” esempio di una contaminazione di stili e linguaggi che combina tratti del balletto classico e della musica rock e punk.

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