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L’happening di John Cage e Merce Cunnigham

E’ difficile etichettare John Cage, il “serafico sovvertitore di certezze”: dire che è stato un compositore è forse riduttivo per chi come lui ha spaziato attraverso tutte le teorie e forme artistiche, dalle musiche di Bach di cui era un appassionato studioso, ai grandi maestri del Novecento con cui collaborava. Pittori come Max Ernst, Mondrian, Pollock, Man Ray, Moholy-Nagy e Robert Rauschenberg, poeti e teorici come Breton, musicisti come Schönberg, Stravinskij e Hindemith.
Sicuramente è stato un grande sperimentatore e compositore di musiche strumentali, lavori teatrali e composizioni elettroniche. Allievo di Cowell, Schömberg e Varèse, ebbe tra le sue fonti di ispirazione la filosofia Zen e “I Ching”, l’antico testo cinese considerato da Confucio il libro di saggezza.
Eppure Cage non indagava solo l’arte o la filosofia: nel 1958, invitato in Italia da Luciano Berio (secondo altri da Sylvano Bussotti) a lavorare allo Studio di fonologia della Rai, fu spinto, visto il suo stato di semi indigenza, dallo stesso Berio e da Umberto  Eco a partecipare come esperto micologo a "Lascia o raddoppia" dove vinse cinque milioni di lire.
A cento anni dalla nascita, venti dalla morte e sessanta dalla sua partitura più celebre (-4’33”-) John Cage è stato il focus di molti appuntamenti importanti, ultimo in ordine di tempo Romaeuropa 2012, che hanno dimostrato come la sua personalità costituisca ancor oggi uno stimolo per nuove creazioni.
E’ dalla sinergia con Merce Cunningham, ballerino e coreografo suo compagno di vita e lavoro per quasi cinquanta anni, che è scaturita la sua “rivoluzione” del rapporto tra musica e danza che ha dato vita ad un’arte priva di quelle costrizioni narrative ed imitative che da sempre ne avevano condizionato l’espressività.
L’incontro fra i due avvenne a New York nel 1937. Due anni dopo Cunningham conosce Marta Graham che lo ingaggia nella sua compagnia di cui diviene solista. Nel 1945 abbandona la Martha Graham Dance Company, prendendone le distanze, e comincia a lavorare con Cage a progetti sperimentali. Nel 1953 fonda la celebre compagnia di danza di cui, fino al momento della sua scomparsa, Cage fu il direttore musicale.
Il primo risultato della loro collaborazione fu The Seasons (1947), una coreografia che già anticipa la separazione e indipendenza di musica e danza all’interno dello spettacolo: Cunningham compone la coreografia senza conoscere la musica che Cage dà ai ballerini al momento di andare in scena, stabilendo un principio di totale autonomia della danza.
Ma è nel 1952 che con Theater Piece No. 1 danno vita al primo happening (anche se il termine fu coniato da Allan Caprow nel 1959). Al Black Mountain College i due artisti, insieme ad altri, si esibirono contemporaneamente e liberamente con il solo vincolo della durata nel tempo: mentre Cage teneva una lezione, Charles Olson e Mary Caroline Richards leggevano le loro poesie, Cunningham e altri ballerini danzavano in mezzo al pubblico e Rauschenberg proiettava diapositive dei suoi quadri.
Tutto quel che suona è musica”, ha detto Cage, che equivale, per la danza, al fatto che non ha senso pensare che “un particolare movimento possa avere un significato specifico”, secondo una celebre frase di Cunningham. Entrambi proiettati in una prospettiva antidogmatica che consentì a Cage di intrecciare diversi linguaggi e forme: la musica, il suono e il silenzio, la danza, la poesia, le arti visive.
Il 26 luglio del 2009 Cunningham muore, dopo aver trascorso gli ultimi anni di vita su una sedia a rotelle. Il 16 aprile dello stesso anno, per celebrare il suo novantesimo compleanno, aveva debuttato in prima mondiale a New York il suo ultimo lavoro Nearly Ninety, con musiche di John Paul Jones, storico bassista dei Led Zeppelin, e del giapponese Takehisha Kosugi, scene dell’architetto italiano Benedetta Tagliabue e costumi  di Romeo Gigli.
Dieci anni prima, a ottanta anni di età e pur costretto ad appoggiarsi alla sbarra, si era esibito al New York State Theater in un duetto con Mikkail Baryshnikov, confermando la fama di grande ribelle che, come egli stesso diceva, creava danza nella testa.


Foto dal sito: http://arte.noblogs.org/

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