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Lo Zumba, un’arma per superare la crisi

Martedì 6 dicembre, su Radio 24 – Il Sole 24 ore Gianluca Nicoletti conduce la sua trasmissione Melog. Argomento del giorno lo Zumba, una forma di attività fisica abbastanza recente, una danza fitness a metà tra il ballo, di cui utilizza la musica latino-americana, e l’aerobica.
Nato per caso a metà degli ani ‘90 ad opera di Beto Perez, un istruttore di aerobica colombiano che un giorno, avendo dimenticato la sua cassetta dance, ebbe l’idea di fare lezione a ritmo di salsa e merengue, è oggi un marchio registrato diffuso in tutto il mondo che conta circa 14 milioni di praticanti: persone di ogni età, sesso, peso e corporatura che trovano in un programma fisico accessibile l’allegria di una festa di gruppo.
C’è chi lo ha definito “una droga salva-vita”, pur innocua e che non genera assuefazione. In ogni caso è una scelta consapevole che pare riequilibri, quasi per magia, corpo e mente. Ma non è così per tutta la danza? E chi sono i coraggiosi che nella tempesta attuale riescono a comprenderne e viverne le potenzialità?
Non molti e comunque soprattutto le donne, secondo Nicoletti, che paragona la situazione attuale del nostro paese alla tempesta del Titanic. Così mentre la nave Italia affonda, c’è chi si getta in mare, chi cerca di salire sulla scialuppa calpestando gli altri, chi relegato nella terza classe e impossibilitato a fuggire si arrende ad una morte certa, chi nonostante tutto fa il suo dovere anche se con un grande senso di sfiducia e chi balla sul ponte al ritmo dell’orchestrina. Incoscienti? Al contrario, persone in grado di intuire che anche nelle pieghe di una situazione difficile c’è uno spazio, una dimensione di fuga che rende aggredibile l'angoscia del propagandato  naufragio finale e che forse, proprio grazie ad una ritrovata nuova dimensione interiore, si salveranno.


Interessante l’intervista ad un imprenditore sull’orlo della rovina: mentre lui vende anche i mobili di casa per sopravvivere, sua moglie zumba. Dapprima si è sentito una vittima, racconta, finché ha compreso il genio di sua moglie che meravigliosamente, e con il sorriso sulle labbra, ha dato un senso alla loro vita, infondendo la certezza che, qualsiasi cosa avvenga, riusciranno a stare a galla.
Barbara Rosciani, giornalista economica di Radio 24 – Il Sole 24 ore, che ha addirittura fondato un fan club di zumbatori, intervistata sull’argomento ha detto di sentirsi spesso giudicata per questa sua passione come una specie di dottor Jekyll e mister Hyde.
Ma questo accade a chiunque danzi, specie se donna e non in coppia con il proprio compagno di vita. Perché il giudizio di inutilità e frivolezza del ballo si accompagna spesso ad una mentalità oscurantista, quella del naufragio appunto: quella di chi accusa le donne di provocare la violenza degli uomini, di chi vuole che si vestano ispirandosi ad una “sana prudenza”, o di chi parla di presenze televisive che “stimolano il punto G”.
Ben venga allora lo zumba e il ballo (quello vero), se possono riuscire in qualche modo a salvarci almeno dal naufragio culturale, forse volutamente adombrato dietro quello economico. Perché il fatto che le donne possano fare le stesse cose degli uomini senza nascondere la loro femminilità “è forse il fatto più importante di questi ultimi due secoli – ha scritto di recente Emma Fattorini in un breve ma intenso saggio. “Sfiancante è lo sforzo, ma impagabile è anche la gioia e la conquista di essere se stesse, di vivere in quella serenità che ti viene solo dallo stare nella tua pelle”, anche ballando sulle note di Nearer, my God, to Thee mentre la nave – ci dicono – si inabissa tra le onde.

Crediti fotografici: Mondoinformazione.com

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