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Mary Garret: una vittoria a metà? Forse meno

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Sembra infinita e paradossale la battaglia legale tra Mary Garret e La Scala di Milano, cominciata nel febbraio 2012 allorché fu licenziata per giusta causa dal teatro meneghino per aver dichiarato, nel corso di un’intervista all’Observer, che molte ballerine classiche soffrono di disturbi alimentari. Pare che la vicenda possa concludersi entro il 2015: cinque anni faticosi che comunque vada lasceranno il segno.

In primo grado di giudizio Mariafrancesca ha perso il processo in cui chiedeva di essere riassunta come prima ballerina nel teatro milanese. Poi, finalmente, a ottobre delle scorso anno, è arrivata la sentenza d’appello che ribaltava il verdetto di primo grado dichiarandone illegittimo il licenziamento.

Vittoria, dunque? A metà, hanno detto in molti, ma forse anche meno. I legali della danzatrice ne hanno chiesto l’immediato reintegro – come disposto in appello – e il pagamento degli arretrati a far data da tre anni fa. A loro si sono opposti i legali della Scala, che si sono battuti per la totale sospensione della sentenza in attesa del verdetto della Cassazione.

La Corte di Appello di Milano è ricorsa ad un compromesso: la ballerina deve essere retribuita a partire dall’ottobre 2014, ma il Piermarini può scegliere se non farla lavorare, pur pagandola, oppure reintegrarla.

La cosa sa di farsa, è evidente. Eppure i legali di Mariafrancesca sono ottimisti: “Non crediamo che possa accadere – hanno detto riferendosi al mancato reintegro – anche perché sarebbe in contrasto con la sentenza della Corte chel’ente lirico decida di corrispondere lo stipendio a Mariafrancesca senza farla lavorare, specie in vista dei sei mesi densissimi di eventi in programma al Piermarini per l’Esposizione universale”. Discorso sensato, ma il buonsenso non governa il mondo e tantomeno situazioni come questa.

Mariafrancesca non ha lottato solo per esser retribuita, vuole prima di tutto tornare a ballare nel suo teatro. Desiderio normale e legittimo che in questo momento probabilmente non sarà esaudito.

Così, in un paese in cui la crisi delle fondazioni lirico-sinfoniche aumenta e i loro conti non quadrano mai, probabilmente assisteremo anche alla spettacolo di una ballerina brava, apprezzata e retribuita a cui si impone di non lavorare. Signori si nasce e io lo nacqui, diceva Totò, alla faccia di tutti i finanziamenti pubblici.

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