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Nobilissima visione con danza classica, contemporanea e hip hop

Aria di festival ovunque a Ravenna: nelle basiliche, sotto la cupola imponente del Pala De Andrè, lungo le strade, nelle piazze e sulle banchine del porto, nei chiostri e nei giardini, perfino sulle spiagge ai bordi della pineta e, ovviamente, nei teatri. Anche le liturgie vere e proprie negli anni, e con il crescere della manifestazione, sono diventate spettacolo e nelle chiese della città la messa domenicale, in tempo di festival, diventa canto gregoriano.
Ravenna, da sempre incontro di popoli e di culture, ha scelto la musica come proprio linguaggio per proiettarsi in una dimensione sempre più ampia, quest’anno all’insegna della Nobilissima visione. Il titolo, tratto da un celebre brano sinfonico di Hindemith, sintetizza il tema 2012: il millenario della fondazione del Sacro Eremo di Camaldoli ad opera di Romualdo da Ravenna.
Ma il festival non è solo musica, è anche danza con quattro opere in programma. Apre il 16 giugno  Shen Pei dance art che prevede due coreografie, Near the terrace e The rite of Spring, del coreografo cinese di residenza statunitense Shen Pei, ballerino, pittore e designer, considerato dalla critica internazionale uno degli artisti più espressivi e creativi del momento. Near the Terrace, che guarda all’opera del pittore surrealista Paul Delvaux, si svolge sul fondo di una scena interamente bianca in cui una scalinata molto ripida sembra ospitare al suo apice una terrazza da cui scrutare l’orizzonte, mentre l’area più prossima alla platea è tutto quello che precede e forse aspira a quella vista. The rite of Spring, essai sulla partitura di Stravinskij, isola invece il punto di equilibrio tra esattezza del gesto e intuizione motoria, complessità tecnica e passione narrativa.
Segue, il 24 giugno, il Gran gala “Gran pas classique” in cui un gruppo di giovani stelle del balletto rinnova i fasti della scuola francese. Dieci i protagonisti:  étoiles,  primi ballerini, solisti in ascesa e future promesse, tutti provenienti dal famosissimo Ballet dell’Opéra National de Paris. Pas de deux, assoli, piccoli ensemble affollano il programma che rievoca il secolo d’oro del balletto con i romantici Sylphide e di Giselle, preludio ai virtuosismi imperiali russi del Lago dei cigni e de Le Corsaire. Il Novecento è rappresentato da George Balanchine con il Čajkovskij Pas de Deux e da Rudolf Nureyev con la sua versione di Romeo e Giulietta, mentre fra i maestri francesi spicca Maurice Béjart con Arépo
Il 30 giugno sarà la volta del Cedar lake contemporary ballet, uno degli ensembles più innovativi e vivaci della scena statunitense, con Violet kid, in prima italiana, coreografia e musica di Hofesh Shechter, Ten Duets on a Theme of Rescue, coreografia di Crystal Pite e, in prima europea, Necessity, Again di Jo Strømgren.

Conclude, il 4 luglio, l’hip hop con Käfig Brasil, creazione per undici danzatori di Anthony Egea, Céline Lefèvre, Octávio Nassur e Denis Plassard, con la direzione artistica di Mourad Merzouki, colui che è riuscito a portare la street dances sui palcoscenici dei grandi teatri.
Da oltre quindici anni alla guida della compagnia Käfig, la gabbia in tedesco ed in arabo, composta da bravissimi hip-hoppers da lui scovati tra le banlieux francesi, Merzouki ha lavorato anche con una crew brasiliana di ragazzi provenienti dalla vita di strada e dalle favelas, protagonista degli spettacoli hit Correria e Agwa.
Quegli stessi undici interpreti sono i protagonisti di Käfig Brasil, elaborato a Rio de Janeiro insieme ad altri coreografi chiamati a comporre moduli di 15 minuti l’uno: l’ultimo è lasciato alla fantasia dei danzatori carioca, chiamati a mixare ritmi e stili dal fuoriclasse Diego Gonçalves Do Nascimento Leitão detto “White”.
Dopo la Scala con Vasco Rossi, a Ravenna un ulteriore caso di apertura dei teatri italiani ai nuovi linguaggi della danza, speriamo che altri ne seguano l’esempio.  

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